Due giorni fa il ministero degli Esteri russo parlava della richiesta di un riscatto fatta alla Hmisho, l’acciaieria privata siriana per la quale lavorano l’ingegner Belluomo e i due tecnici russi rapiti in Siria, senza aggiungere altri dettagli. In mattinato il quotidiano russo Kommersant, citando una fonte diplomatica a Mosca, afferma che i rapitori dell’ingegnere catanese e di due suoi colleghi avrebbero chiesto 50 milioni di sterline siriane (poco più di 530.000 euro) di riscatto per la loro liberazione.

Secondo la fonte del Kommersant “Mosca coopera con i principali paesi occidentali, compresi l’Italia e gli Stati Uniti, per ottenere la liberazione degli ingegneri rapiti da un gruppo ribelle siriano” (foto by InfoPhoto). La Russia, intanto, ha inviato un gruppo di navi da guerra verso la costa siriana, anche per evacuare i propri connazionali. Il sequestro è avvenuto a Tartus, una zona costiera situata a circa 215 chilometri a nord ovest della capitale Damasco. I tre rapiti risiedevano in uno degli alberghi.

Il ministro Giulio Terzi , in questi giorni a Mosca per i lavori del Consiglio di cooperazione economica tra Italia e Russia, aveva annunciato alla stampa che, in casi come questi, è necessario mantenere il massimo riserbo assicurando che il Governo sta lavorando con il massimo impegno in collaborazione con l’unità di crisi della Farnesina.

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