Non si ferma la scia di sangue in Siria (foto by InfoPhoto). La vigilia di Natale il massacro del panificio di Homs è costato la vita a 300 persone; il 26 dicembre le vittime sono 84, tra loro 21 bambini, 17 dei quali caduti nel massacro di al-Qahtania, in provincia di Raqqa.

Ma la notizia più preoccupante è purtroppo un’altra: il generale Abdulaziz al-Shalal, capo della polizia militare siriana, ha accusato il presidente Bashar al-Assad di aver usato le armi chimiche proprio nell’attacco al panificio del 24 dicembre. A scriverlo è il ‘Times’. Se confermata, la notizia provocherebbe l’immediata reazione della comunità internazionale guidata da Stati Uniti e Nato: il regime siriano era stato avvertito “se il regime di Assad dovesse usare armi chimiche sarebbe inaccettabile e ci sarebbero delle conseguenze” aveva detto Obama spianando la strada a un intervento militare.

Il generale Jassem al-Shallal ha dichiarato in un video diffuso dalla tv Al Arabiya di essersi unito ai ribelli perché “il regime ha abbandonato la sua missione fondamentale che è quella di proteggere il Paese e si è trasformato in una banda che semina morte, distrugge città e villaggi, e commette massacri ai danni del nostro popolo innocente che chiede liberta”. Molti altri ufficiali siriani sarebbero nelle sue stesse condizioni.

I numeri sono drammatici: secondo l’Osservatorio siriano dei diritti umani (Osdh) solo nell’ultima settimana sono state uccise più di mille persone. In 21 mesi di violenze si contano oltre 45.000 le vittime (di cui oltre 31.000 civili), ma il direttore dell’Osdh Rami Abdel Rahman dice che il numero effettivo potrebbe arrivare addirittura a 100mila se si contassero i detenuti scomparsi nel nulla e le perdite di cui il regime e i ribelli non danno notizia.