Tra la Striscia di Gaza e Israele è ormai guerra a tutti gli effetti e a Tel Aviv tornano a suonare le sirene. Non succedeva dal 1991, dai tempi di Saddam Hussein e della Guerra del Golfo. L’uccisione del capo militare di Hamas Ahmed al-Jabari, arrivata dopo i primi razzi palestinesi contro il Neghev israeliano, ha scatenato la reazione dei guerriglieri palestinesi: i razzi partiti da Gaza sono già oltre 380 mentre almeno 25 missili sarebbero stati intercettati dal sistema di difesa Iron Dome System. Il livello d’allarme in Israele è al massimo livello: secondo l’agenzia Safa le vittime dello scontro ammontano a 22, 19 palestinesi e tre israeliani. Oltre 100 i feriti.

Nella serata di ieri l’aviazione militare israeliana ha condotto nuovi violenti bombardamenti sulla Striscia di Gaza, almeno 130 secondo un portavoce palestinese. L’ultimo raid ha provocato altri tre morti e 12 feriti. Tra le vittime Marwan Abu El Qumsanè, un insegnante di arabo che lavorava per l’Agenzia delle Nazioni unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi (Unrwa). Da Gaza proseguono i lanci di razzi mentre secondo la radio militare l’esercito israeliano ha esteso il richiamo dei riservisti dell’Idf, le forze armate, ed è pronta a un’operazione di terra.

La situazione è critica: le scuole restano chiuse nel sud di Israele, fino a 40 chilometri da Gaza e in tutto il territorio israeliano (in Cisgiordania e lungo i confini con Libano e Siria) è stato elevato lo stato di allerta nel timore di attentati terroristici. Nel frattempo migliaia di palestinesi hanno sfidato il clima di paura che si avverte nella Striscia per partecipare ai funerali di Al-Jaabari ma comincia a diffondersi la sensazione di dover affrontare una lunga guerra.

Su richiesta dell’Egitto, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è riunito d’urgenza nella notte tra mercoledì e giovedì ascoltamdo le ragioni dei rappresentanti delle delegazioni israeliane e palestinesi. Nessuna dichiarazione ufficiale ma l’ambasciatore indiano Hardeep Singh Puri, presidente di turno dei Quindici, ha fatto intendere che la violenza deve cessare. I rappresentanti dei Paesi arabi avevano chiesto al Consiglio di sicurezza di condannare Israele che invece gode del pieno sostegno degli Stati Uniti. Il premier israeliano Netanyahu, che parlato al telefono con il presidente Obama, giustifica così gli attacchi: “La situazione era divenuta insostenibile dovevamo assolutamente reagire. Nessun’altra nazione al mondo avrebbe accettato una cosa simile”. 

Questa mattina il primo ministro egiziano Hisham Kandil è arrivato a Gaza per mostrare il suo sostegno al popolo palestinese. In occasione della visita Israele ha annunciato che interromperà temporaneamente i raid sulla Striscia. Lo ha dichiarato un funzionario della sicurezza israeliana a condizione di anonimato, specificando che la condizione è che i miliziani palestinesi non lancino missili contro il sud di Israele nello stesso lasso di tempo. Intanto le autorità egiziane hanno deciso di aprire il transito di frontiera di Rafah, che separa l’Egitto da Gaza, per consentire l’evacuazione dei palestinesi feriti e per introdurre aiuti umanitari.