Maggiore è l’insistenza con cui viene chiesta una tregua, più intenso diventa il carattere degli attacchi, da una parte e dall’altra. Nelle prime ore del 29 luglio i bombardamenti israeliani sulla striscia di Gaza hanno preso di mira la casa del leader di Hamas Ismail Haniyeh. Nel frattempo le sirene d’allarme a Tel Aviv suonavano per ulteriori attacchi missilistici da parte dei palestinesi.

In uno scontro al confine, 5 militari israeliani sono stati uccisi da un commando di Hamas uscito da uno dei tunnel usati per raggiungere le postazioni di lancio dei razzi. Attualmente il bilancio dei morti dall’inizio dell’operazione Protective Edge, l’8 luglio, è di 53 israeliani e circa 1.100 palestinesi.

Le due parti intanto si accusano reciprocamente per l’esplosione di un missile ieri nel campo profughi di Shati, a nord di Gaza, in cui sono morti 9 bambini palestinesi. Hamas se la prende con Israele, mentre l’esercito di Tel Aviv afferma che non stava operando in quella zona e che quel missile è partito da Hamas.