Bombe da una parte, razzi dall’altra, morti a centinaia in mezzo: la guerra tra Israele e l’organizzazione terroristica palestinese Hamas raggiunge ogni giorno livelli sempre più cruenti. Gli attacchi di domenica 20 luglio nella striscia di Gaza hanno registrato un centinaio di morti, 62 dei quali nel solo quartiere di Sajaya. Ancora nella mattinata del 21 luglio almeno nove palestinesi, di cui sette bambini, sono morti durante un attacco aereo a Rafah. Negli ultimi due giorni sono morti almeno 18 soldati israeliani.

Le voci internazionali per un cessate il fuoco diventano sempre più forti. Ora l’amministrazione americana di Barack Obama si è accorta di una realtà che fino ad ora aveva fatto finta di non vedere: “Hamas usa i civili come scudo“, sono le parole di John Kerry. Il segretario di Stato ha aggiunto un’altra ovvietà: “Israele ha tutti i diritti del mondo di difendersi perché sotto assedio di un’organizzazione terroristica“, meglio tardi che mai.

Ma il tributo di sangue è altissimo. Dall’inizio dell’operazione “Protective Edge” i morti sono ora più di 500; circa 80mila gli sfollati, l’Egitto ha anche aperto il valico di Rafah per una settimana, in modo da consentire il passaggio dei civili. L’Onu, da parte sua, fa levare alta la voce della propria impotenza e inutilità, chiedendo il cessate il fuoco dopo una riunione d’urgenza del consiglio di sicurezza.