Le cronache registrano altri 6 morti in seguito agli attacchi aerei effettuati sulla striscia di Gaza nelle prime ore dell’11 luglio da parte dell’aviazione israeliana. E ancora missili sparati da Hamas verso il territorio d’Israele. L’operazione “Protective Edge“, avviata quattro giorni fa dalle forze armate di Tel Aviv contro le postazioni da cui i terroristi islamici fanno partire i razzi, vede finora un bilancio di 95 morti. L’esercito israeliano comunica che il sistema di protezione antimissile Iron Dome ha intercettato in questi giorni 44 razzi sui 184 lanciati da Gaza. Sempre nelle ultime ore, due razzi hanno raggiunto anche la città di Haifa, a nord, una delle più popolose. Un’anziana donna israeliana è morta d’infarto in seguito a questo attacco. In mattinata un altro missile partito da Gaza ha centrato una stazione di rifornimento ad Ashdod, nel sud d’Israele, provocando diversi feriti. Fonti militari aggiungono che gli attacchi missilistici di Hamas partono non solo da Gaza, ma ora anche dal Libano verso lo Stato ebraico.

Ieri si è riunito il consiglio di sicurezza dell’Onu, da cui è emerso il solito comunicato irrilevante. Il segretario generale Ban Ki-moon ha dichiarato: “E’ inaccettabile per i civili di entrambe le parti di vivere permanentemente nella paura. Ancora una volta i palestinesi si trovano in mezzo tra l’irresponsabilità di Hamas e la dura risposta di Israele. L’eccessivo uso della forza è intollerabile; è urgente più che mai trovare un terreno comune per un ritorno alla calma e un’intesa per un cessate il fuoco“.

Ma il Governo israeliano ha idee molto diverse. Il premier Benjamin Netanyahu ha detto senza mezzi termini: “La tregua con Hamas non è in agenda“. E non è che da parte di Hamas porgano il ramoscello d’ulivo. Mahmud al-Zahar, uno dei dirigenti, ha detto ad una radio locale palestinese: “Hamas e’ pronto a combattere per mesi”. Inoltre gli attacchi aerei israeliani potrebbero anche essere il preludio ad una vera e propria invasione da parte delle forze terrestri, come già minacciato in precedenza. Uno scenario che preoccupa non poco gli Stati Uniti. Barack Obama, la cui politica estera finora ha dato ovunque risultati a dir poco discutibili, ha fatto dire ad uno dei suoi portavoce: “Nessuno vuole assistere ad un’invasione di Gaza da parte di Israele. Per questo è importante un allentamento delle tensioni“.