Dopo nove giorni di bombardamenti israeliani sulla striscia di Gaza e di attacchi missilistici di Hamas verso il territorio d’Israele il numero dei morti supera 200. Il 15 luglio i razzi dei terroristi islamici hanno provocato la prima vittima d’Israele dall’inizio dell’operazione “Protective Edge“. Gli attacchi da parte dell’aviazione di Tel Aviv compiuti nelle prime ore del 16 luglio hanno invece ucciso almeno cinque palestinesi, fra i quali tre leader di Hamas, le cui abitazioni sono state colpite durante il raid. Sono invece stati sparati da Gaza verso Israele più di 35 razzi, molti dei quali intercettati dal sistema di difesa Iron Dome. L’esercito israeliano ha chiesto a circa centomila civili abitanti nel nord-est di Gaza di abbandonare le proprie case dalle 7 di questa mattina.

Il conflitto diventa sempre più duro, soprattutto dopo il rifiuto da parte di Hamas di accettare una tregua proposta dall’Egitto. Un portavoce delle brigate Ezzedim al-Qassam, cioè l’ala paramilitare di Hamas, aveva dichiarato in un comunicato: “Si tratterebbe di una resa e noi la rigettiamo senza appello. La nostra battaglia contro il nemico si intensificherà“. Inevitabile la risposta del primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu: “Hamas ha scelto di proseguire la campagna militare. Pagherà il prezzo“.

Foto: Amir Farshad Ebrahimi via photopin cc