La guerra tra Israele e Hamas prosegue senza interruzioni e non s’intravede per ora un calo nelle ostilità. I militanti palestinesi continuano a lanciare missili che venerdì 16 novembre hanno raggiunto le periferie di Tel Aviv e Gerusalemme. L’aviazione israeliana prosegue con i bombardamenti; nelle prime ore di sabato 17 è stato colpito a Gaza l’ufficio del primo ministro di Hamas, Ismail Haniya, che il giorno precedente era stato visitato dal capo del governo egiziano. L’edificio, secondo diverse fonti, era stato evacuato in precedenza. Un altro degli obiettivi era la casa di uno dei maggiori leader militari. L’attacco ha colpito anche diverse squadre di lancio dei missili e i tunnel al confine nei quali vengono contrabbandati i componenti delle armi di Hamas.

Da quando un raid aereo israeliano, il 14 novembre, ha eliminato il capo militare di Hamas, Ahmed Jabari, ci sono stati 38 morti tra i palestinesi e 3 tra gli israeliani. Da allora, centinaia di missili sono stati lanciati da Hamas verso il sud di Israele, e alcuni, come detto, sono stati diretti anche verso Tel Aviv e Gerusalemme. Circa un quarto dei missili sono stati intercettati dal nuovo sistema difensivo “Iron Dome”, in cui una postazione radar frapposta tra fronte nemico e città da difendere intercetta il lancio e ne trasmette le coordinate ad una postazione di controllo arretrata, la quale invia la soluzione di tiro alla batteria lanciamissili piazzata dalla parte opposta della città. Le sirene di allarme missilistico a Tel Aviv sono state azionate per la prima volta dal 1991, quando Saddam Hussein vi diresse i suoi missili Scud.

Da più parti viene riportato che il governo di Israele sia pronto a sferrare un attacco con forze di terra. Sono stati richiamati 16mila riservisti, e ne è stato autorizzato il richiamo di altri 75mila.

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