Finalmente arriva la prima nottata tranquilla per la popolazione israeliana e palestinese dopo nove giorni di combattimenti, costati la vita a 146 persone. Sembra reggere dunque il cessate il fuoco, annunciato dalle 20 di ieri, dopo l’accordo tra il segretario di Stato americano Hillary Clinton e il premier egiziano Morsi. Israele ha interrotto per primo le ostilità, poi seguito da Hamas, dalla Jihad islamica e dagli altri gruppi palestinesi.

Dopo l’attentato di ieri mattina a Tel Aviv, Israele ha risposto con due raid aerei che hanno provocato 11 vittime mentre prima dell’entrata in vigore della tregua un ufficiale israeliano è stato colpito a morte da un razzo nell’area di Eshkol. Dopo le 20, invece, quando è scattato cessate il fuoco, miliziani di Hamas hanno sparato in aria solo per festeggiare quella che è stata definita la ‘Giornata nazionale di vittoria’ con la quale sperano di aver ottenuto un significativo allentamento del blocco alla Striscia.

La tregua perdura ma in Israele, tuttavia, le misure di sicurezza restano alte. L e scuole che si trovano a meno di 40 chilometri dalla striscia di Gaza sono ancora chiuse e le migliaia di riservisti schierati ai bordi non si muovono dalle loro posizioni ma saranno gradualmente rilasciati stando alle promesse del ministro della difesa Ehud Barak. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha spiegato di aver accettato il cessate il fuoco su pressione del governo americano e di voler impegnarsi a fondo con il presidente americano Barack Obama per fermare il traffico e il contrabbando di armi verso Gaza.

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