Dal 14 novembre, quando Israele ha lanciato l’operazione “Pilastro della difesa”, in cui  un attacco aereo contro Gaza ha eliminato il capo militare di Hamas, Ahmed Jabari, sono morte 48 persone tra i palestinesi (12 solo nell’attacco del 17 novembre, tra cui tre bambini) e 3 tra gli israeliani.

Nello stesso periodo Hamas ha intensificato i propri attacchi missilistici contro Israele, lanciando 737 missili contro le città, 245 dei quali intercettati dal nuovo sistema di difesa “Iron dome”. Gli ultimi modelli, forniti dall’Iran, sono in grado di raggiungere Tel Aviv, che è stata attaccata tre volte negli ultimi tre giorni.

E sono proprio gli attacchi missilistici il motivo per cui il governo di Benyamin Netanyahu ritiene di alzare ulteriormente il livello degli scontri. Circa 30mila uomini dell’esercito (e molti altri disponibili dai riservisti) sono pronti a lanciare un’offensiva terrestre nelle prossime ore.

Tuttavia ci sono voci di segnali per una tregua. Il presidente egiziano Mohammed Morsi, seppure apertamente schierato con Hamas, sta conducendo una mediazione. Ma le prospettive restano fosche.

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