Singolare, ma a pensarci nemmeno troppo inaspettata, la disavventura in cui si è ritrovato l’economista italiano Guido Menzio. La preoccupazione per dei nuovi potenziali attentati terroristici è talmente alta nel mondo, che gli allarmi sono molto numerosi, sebbene a volte nemmeno troppo giustificati e così l’economista è stato scambiato per terrorista soltanto a causa delle equazioni che stava scrivendo.

A commentare l’episodio che l’ha visto suo malgrado protagonista giovedì scorso, il 5 maggio, sul volo della American Airlines 3950 è stato lo stesso professor Guido Menzio a Repubblica: “Mi sono sentito dentro a una barzelletta! Vede, il punto non sono io. Mi hanno trattato con garbo, mi hanno portato fuori dall’aereo giusto per un minuto, il tempo di farmi parlare con gli addetti alla sicurezza. Il punto è che sessanta passeggeri sono stati bloccati su quell’aereo per un’ora e mezza. Divertente, sì, ma anche un simbolo della xenofobia e dell’avversione verso gli intellettuali tipica dei nostri tempi”.

Guido Menzio ha raccontato la sua particolare disavventura, iniziata con la sua vicina di posto che ha considerato sospette alcune equazioni che il professore italiano stava scrivendo: “Terrorista io? Sarebbe bastato parlarmi o cercarmi su Google: avrebbero scoperto che non sono altro che un economista della Ivy League, un italiano gioviale e pacifico”.

Dopo che gli appunti che Guido Menzio stava scrivendo sono stati considerati sospetti, il professore è stato fatto scendere dall’aereo: “È una questione di protocollo. In tutti i sistemi di sicurezza esistono i falsi allarmi, i ‘falsi positivi’ o ‘errori di tipo I’. Il problema è un sistema che consente un falso allarme in un caso così limpido. Sarebbe bastato che qualcuno del personale mi parlasse, mi facesse qualche domanda, cercasse il mio nome su Google. Ci si è limitati alle poche informazioni date da un passeggero che mi sedeva accanto prima di riportare a terra l’aereo. Non conosco il protocollo, ma ho l’impressione che la decisione l’abbia presa il pilota, che è la persona meno informata in questo caso, dal momento che non poteva vedermi dalla cabina. Per me è solo una storia buffa e forse un po’ emblematica dei tempi. Ma l’episodio rivela che c’è bisogno di rivedere alcuni aspetti nelle procedure di sicurezza aerea”.