Hicham, questo il suo nome, è un marocchino “nato” due volte. La prima con il suo cuore, la seconda con quello di un altro, di un italiano che lo ha salvato dalla morte. Un trapianto a Siena lo ha fatto rinascere. E adesso è più forte di prima. Una storia che racconta come la solidarietà e il rispetto per la vita vadano ben oltre il razzismo, la mancata integrazione e i soliti luoghi comuni sugli immigrati. “Non c’era un modo migliore per dire che siamo tutti fratelli” dice Hicham al Corriere.it che racconta la sua commovente storia.

Il marocchino è arrivato in Italia da Tangeri, via Gibilterra, su un gommone della speranza. Era insieme alla madre. Voleva arrivare nel nostro Paese per costruirsi una vita libera e dignitosa, per sperare in un futuro più roseo, per ricostruire la sua esistenza, lontano dalla miseria, dalla fame che ha dovuto patire negli anni scorsi. E qui non solo ha trovato il “paradiso” ma anche la “vita”. Hicham è orfano di padre ma è legatissimo alla madre (con lui in Italia): “Non siamo scappati dal nostro Paese, abbiamo fatto una scelta perché avevamo un sogno” ha ribadito al Corriere.it. Il suo sogno era quello di arrivare in Italia, di vivere con maggiore serenità, di non dover più sopportare quell’inferno. 

Oggi Hicham è riuscito a realizzare anche un altro dei suoi sogni: quello di diventare uno stilista. E così ha aperto un negozio a Firenze con ben nove dipendenti (e un socio toscano): “Sono un musulmano orgoglioso di avere un cuore cristiano, italiano ed europeo. Sono un marocchino con il cuore di un Paese al quale posso dire soltanto grazie” ha detto. Una mamma che ha perso il figlio, infatti, ha deciso di donare gli organi: “Non ha chiesto a chi donava, non ha domandato se chi riceveva gli organi di suo figlio fosse bianco, nero, cristiano o islamico. Nel suo dolore ha offerto a un altro una vita. Con un semplice sì”.

Hicham non ha dubbi sulla sua religione, condannando in toto gli attentati terroristici: “Sono islamico e difendo la mia religione che non significa torturare, sparare o uccidere. Non si può mai, in nessun modo, essere d’accordo con chi ammazza le persone indifese. Quelli dell’Isis sono semplicemente delinquenti”. Hicham ha anche una moglie italiana che “mangia il maiale” mentre i suoi figli si chiamano Chadia, Hamid Matteo e Francesco Adam. Il giorno più bello, che non potrà mai dimenticare, è stato senza dubbio quello del trapianto al cuore: “Al risveglio ho pensato che Dio aveva fatto il 50 per cento per la buona riuscita dell’intervento”.