Mancano solo due giorni all’inizio delle elezioni che decideranno l’identità del prossimo presidente degli Stati Uniti, ed ecco arrivare l’ultimo colpo di scena in una delle campagne elettorali più accese degli ultimi anni: Hillary Clinton è stata prosciolta da ogni accusa legata al cosiddetto scandalo Emailgate.

Ad annunciarlo è stato il direttore dell’FBI James Comey attraverso una lettera al Congresso americano, in cui viene spiegato che l’analisi delle email vergate da Hillary Clinton non ha portato alla formulazione di alcuna ipotesi di reato.

Valgono dunque le stesse conclusioni alle quali l’ente governativo era arrivato a luglio: le mail trovate sul pc di Anthony Weiner, ex marito di un’assistente della Clinton, non fanno presupporre alcun illecito significativo.

L’indagine in realtà era stata riaperta dallo stesso Comey, il quale aveva affermato che nel corso di un’inchiesta su alcuni messaggi erotici inviati da Wiener a una quindicenne erano emerse altre mail firmate dalla Clinton. Per il direttore dell’FBI sarebbe stato dunque imperativo ritornare sui propri passi e riaprire le indagini relative all’uso di un server privato da parte dell’allora Segretario di stato (la quale da parte sua aveva accusato i russi).

I risultati però non sono cambiati, come si legge nella missiva al Congresso, nella quale la condotta della Clinton è stata definita molto imprudente: “Per otto giorni, il team investigativo dell’Fbi ha lavorato 24 ore su 24 per analizzare e rivedere un largo volume di email… Durante quel processo abbiamo rivisto tutte le comunicazioni che sono state mandate a o da Hillary Clinton mentre era Segretario di stato”.

La notizia è stata accolta con viva soddisfazione della candidata democratica, che si trovava a Cleveland per un comizio: salita sul palco a fianco del giocatore di basket LeBron James, è stata accolta da un applauso lunghissimo.

Chi invece prevedibilmente non ha accettato il verdetto dell’FBI è stato lo sfidante della Clinton, Donald Trump. Dal Michigan, dove si trovava per l’ultima tornata della campagna, il repubblicano ha tuonato minaccioso: “Il sistema è manipolato. Tocca a noi sconfiggerlo”. Sotto accusa anche l’operato di Comey, giudicato compromesso: “Non puoi rivedere 650mila email in otto giorni. Clinton è colpevole. Lei lo sa. L’Fbi lo sa. La gente lo sa ed è il popolo americano che deve fare giustizia l’8 novembre. A dispetto delle azioni di Comey, gli agenti di rango più basso dell’Fbi non lasceranno impuniti i terribili crimini di Clinton”.