Come è accaduto più volte nella storia degli Stati Uniti anche queste elezioni presidenziali potrebbero diventare una questione di famiglia: la candidata democratica Hillary Clinton, data ormai per favorita, ha infatti confidato di recente ai suoi elettori di voler proporre un ruolo nel suo staff al marito Bill (ex Presidente dal 1993 al 2001).

L’annuncio è arrivato domenica durante un comizio in Kentucky, quando la Clinton ha affermato che il marito potrebbe essere chiamato allo scopo di rivitalizzare l’economia, perché – riferendosi alle esigenze locali – “sa come farlo in luoghi come le città dell’hinterland e le contee carbonifere”. Un annuncio che era già stato ripetuto questo mese prima delle primarie del West Virginia, quando al marito è stato attribuito il compito di creare nuovi posti di lavoro.

Insomma, Bill Clinton potrebbe diventare una specie di jolly per la politica economica degli Stati Uniti, per quanto è già stato definito che il marito della potenziale prima Presidentessa degli Stati Uniti non avrà un ruolo ufficiale nel suo Gabinetto. Potrebbe dunque trattarsi di una sorta di ministero ombra, per quanto gli assistenti della Clinton hanno specificato che Bill si concentrerà sulle aree più impoverite e colpite dalla crisi.

In termini elettorali la mossa potrebbe pagare, perché i due mandati di Clinton sono spesso ricordati per i buoni risultati economici: al termine del 2000 gli Stati Uniti si ritrovarono in attivo col bilancio e con i salari in crescita. In otto anni si videro 22 milioni di posti di lavoro in più, un risultato straordinario se confrontato con i mandati dei presidenti repubblicani più recenti. E di sicuro una prospettiva di grande richiamo per le minoranze etniche e i bianchi della middle class impoverita, che hanno sempre preferito a Hillay Clinton il più audace Bernie Sanders.

Restano comunque alcune ombre negli anni di presidenza di Bill Clinton, quali ad esempio la bolla di internet, l’accordo di libero scambio Nafta con il Messico e Canada, la deregulation delle banche e della finanza che avrebbe portato alla crisi economica del 2008 generata dal collasso dei derivati.