Si riaccende la protesta ad Hong Kong dove, durante la notte, si sono registrati violenti scontri tra manifestanti e polizia. Gli studenti, che da mesi chiedono il suffragio universale, libertà e rispetto della parola data (dalla Cina), hanno tentato di circondare la sede del governatorato, ma sono stati fermati dalle cariche degli agenti. La manifestazione si è conclusa con decine di arresti e circa una quarantina di feriti e contusi. Quando i ragazzi hanno cercato di superare i cordoni degli agenti per circondare il Legco (il Legislative Council) e gli uffici del Chief Executive (il governatore del territorio), la polizia, in tenuta antisommossa, non ha esitato ad usare spray urticanti, manganelli e idranti, per respingere la folla.

Nel pomeriggio (la prima mattina di lunedì in Italia) nel quartiere di Admiralty è tornata la calma, ma la situazione rimane tesa. Le strade sono state riaperte al traffico, mentre gli edifici governativi sono ancora tenuti a porte chiuse e i lavori del Consiglio legislativo sospesi.

Vogliamo paralizzare l’attività del governo, visto che non accetta di discutere con noi. Dobbiamo aumentare la pressione sui loro palazzi”, ha dichiarato Alex Chow, leader della Federazione degli Studenti. “Le forze di sicurezza devono adottare azioni decise, non hanno altra scelta, è loro dovere ripristinare l’ordine” ribatte il responsabile della sicurezza del governo di Hong Kong, Lai Tung-kwow, accusando gli studenti per l’escalation di violenza e giustificando il ricorso alla forza da parte della polizia.

Nel frattempo le autorità cinesi hanno fatto sapere che non permetteranno l’ingresso a Hong Kong di un gruppo di deputati britannici, che ha programmato una visita sul territorio per studiare il rapporto con Londra trent’anni dopo la dichiarazione che portò alla ‘consegna’ dell’ex colonia britannica alla Cina.

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