Continuano le proteste contro la Cina a Hong Kong, una ribellione senza precedenti nata all’insegna della disobbedienza civile, con sit in e cortei.

Le autorità hanno chiesto ai manifestanti di disperdersi, Hong Kong è paralizzata, ma migliaia restano in piazza. Pechino ha bloccato Instagram e twitter e ha già avvertito gli altri stati di non intromettersi.

Tutto è iniziato la scorsa notte con il movimento Occupy Central with Love and Peace che aveva dato il via ufficiale al sit-in di disobbedienza civile, previsto per il primo ottobre, durante il 65esimo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, cancellati i fuochi d’artificio in programma per mercoledì, giornata di festa nazionale.

Nei giorni scorsi lacrimogeni e le cariche della polizia non hanno fermato gli 80mila che sfidano Pechino e chiedono più democrazia.

Le proteste sono nate contro la decisione della Cina di porre forti limiti alle prime elezioni a suffragio universale del capo del governo locale che si svolgeranno nel 2017. Pechino ha consentito a due o tre il numero dei candidati alla carica di “amministratore” per Hong Kong, che dal 1997 è una Speciale Regione Amministrativa della Cina passando dall’amministrazione della Gran Bretagna a quella Cinese.  Il governo centrale ha anche stabilito che i candidati devono essere approvati da un’apposita commissione elettorale di 1.400 persone, i cui membri vengono nominati dalla Cina.

Una protesta anti cinese quindi contro la Basic Law, la Costituzione di Hong Kong che dal 1997 è una Speciale Regione Amministrativa della Cina.

Si è fatto sentire il governo cinese che si è detto “Il governo centrale della Cina si oppone agli assembramenti illegali di Hong Kong”, così  un portavoce a Pechino in un comunicato ha descritto quello che sta avvenendo, “Il governo del territorio ha il pieno sostegno di Pechino” e che i manifestanti sono “estremisti politici destinati al fallimento” ha consluso l’esponente cinese.

Il ministero degli Esteri cinesi ha intanto avvertito Stati Uniti e altre nazioni di non immischiarsi negli affari di Hong Kong perché le proteste sono una questione interna.

Non si è fatta attendere la risposta di Washington, “Gli Stati Uniti seguono da vicino la situazione a Hong Kong e di coloro che chiedono più libertà politica”, ad affermarlo il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest e con un comunicato gli Usa invitano le autorità locali dell’ex colonia del Regno Unito a “trattare con moderazione le decine di migliaia di manifestanti e chiedono a quest’ultimi di “esprimersi in modo pacifico”.

Intanto ieri è stato rilasciato il leader degli studenti, da due giorni di carcere, Joshua Wong, 17 anni.

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