Alessandra, hostess italiana di stanza in Norvegia, ha vinto la sua battaglia conto la compagnia low cost Ryanair che l’aveva licenziata nel 2013. Adesso dovranno corrisponderle la bellezza di 64mila euro che corrispondono a circa tre anni di stipendio lordo. La donna è stata licenziata durante il periodo di prova, dopo aver denunciato un pilota accusando di “odorare d’alcol”. Diversa, invece, la versione dei fatti della compagnia aerea secondo la quale l’ex dipendente non avrebbe rispettato tutte le procedure di sicurezza.

L’hostess aveva denunciato un pilota Ryanair

Ryanair aveva chiesto che il caso venisse giudicato in Irlanda dove è registrata la compagnia aerea mentre l’hostess ha ottenuto che si svolgesse in Norvegia dove c’è una maggiore tutela dei diritti del lavoratore.

L’hostess ha avuto la moglie ottenendo un ottimo risarcimento da parte di Ryanair. “Diversi settori, quello dell’industria aerea in testa, si stanno internazionalizzando. In molti settori, il libero flusso di capitale e di lavoro sono positivi ma la nostra missione, in quanto sindacati, resta quella di proteggere i diritti dei lavoratori che sono di stanza in Norvegia. Questo caso ha confermato chiaramente che le compagnie internazionali che vogliono operare nel nostro Paese non possono sfuggire alle leggi vigenti” ha dichiarato il portavoce del sindacato Parat.

[AGGIORNAMENTO] La Redazione di Leonardo.it è stata contattata via mail da Ryanair che ha rilasciato la seguente dichiarazione sul caso:

Ryanair respinge le false affermazioni del Sindacato Norvegese Parat
La Sig.ra Cocca (che ha iniziato a volare per Crewlink nell’aprile 2012) è stata licenziata da Crewlink a gennaio 2013, durante il periodo di prova, dopo essere stata invitata a sbarcare da un volo da parte del Capitano per il mancato rispetto di procedure di sicurezza fondamentali. Questo incidente è stato solo l’ultimo di una serie di mancanze sul rispetto delle norme di sicurezza da parte di questa persona durante i suoi 10 mesi di impiego con Crewlink.

Crewlink ha chiuso con un accordo questo caso ieri (2 marzo) in considerazione del fatto che le spese processuali nei tribunali norvegesi avrebbero di gran lunga superato l’entità del compenso di chiusura. Il caso inoltre non ha più alcuna rilevanza dato che Ryanair non ha più basi in Norvegia, dopo la chiusura di quella di Rygge nell’ottobre 2016.