Continuano a emergere particolari riguardo alla tragedia dell’hotel Rigopiano nella quale hanno perso la vita 29 persone in seguito all’isolamento della struttura colpita da una slavina.

Tra le varie polemiche che hanno affiancato l’opera dei soccorritori, una in particolare è stata rivolta alla presunta scarsa tempestività degli stessi.

Il giorno 18 gennaio, quando uno dei primi superstiti, Giampiero Parete, aveva già diramato l’allarme tramite WhatsApp, il Centro di coordinamento soccorsi della Prefettura ha cercato di rendersi conto della situazione contattando Bruno Di Tommaso, direttore dell’albergo.

Le due chiamate sono separate da circa 30 minuti, un tempo evidentemente insufficiente affinché l’uomo, che si trovava a Pescara potesse essere informato della situazione.

Nella telefonata Di Tommaso parla di una situazione tragica, ma si riferisce unicamente all’isolamento della struttura a causa della neve e ai danni e i disagi provocati dal terremoto: nessun riferimento al crollo, di cui ancora non era a conoscenza.

Il dirigente medio del Centro, il dott. Vincenzino Lupi, chiede se la telefonata in cui si segnalava l’emergenza, effettuata da Quintino Marcella, il ristoratore contattato da Parete, potesse essere considerata attendibile.

Il direttore non può che rassicurare gli uomini della Prefettura, involontariamente ritardando la macchina dei soccorsi che avrebbe potuto essere attivata con alcune ore di anticipo rispetto a quanto avvenuto.

Nel frattempo è emerso che sono stati 31 le chiamate a vuoto effettuate come da prassi dalla centrale operativa del 118 verso il cellulare di Parete dopo il lancio dell’Sos.