Continuano senza sosta le ricerche di eventuali sopravvissuti alla tragedia dell’hotel Rigopiano: dopo cinque giorni dalla slavina che ha sommerso la struttura alberghiera il bilancio dei morti si è alzato raggiungendo le 6 vittime, mentre i dispersi sono 24.

Al momento in cui la valanga ha colpito il resort le persone presenti erano 40, divise tra dipendenti e ospiti: al momento i sopravvissuti accertati sono 11, mentre sono già stati recuperati cinque cadaveri, quelli di Sebastiano Di Carlo e la moglie Nadia Acconciamessa, Barbara Nobilio, Alessandro Giancaterino e Gabriele D’Angelo.

Rimane invece da identificare il corpo ritrovato nella giornata di domenica, un uomo ancora senza identità; un altro cadavere è stato avvistato ma non ancora recuperato, probabilmente di una donna, per quanto le autorità non si siano sbilanciate.

Al conteggio dei dispersi è stato aggiunto il nome di Faye Dame, un senegalese che lavorava presso l’hotel Rigopiano. Con il passare dei giorni, purtroppo, le speranza di poter recuperare vivi i 24 dispersi si assottigliano sempre più velocemente, per quanto gli uomini intenti nei soccorsi non stiano risparmiando energie.

Le operazioni sono rese maggiormente difficili dalle nebbia che è calata sulla regione e dalla pioggia caduta, che ha indurito la neve. Sono due i fronti della valanga sui quali si sta cercando di aprire varchi: i vigili del fuoco cercano di penetrare all’interno dell’albergo, abbattendo muri e cercando di arrivare nelle sale dell’hotel; all’esterno, dal lato opposto della struttura, si cerca di lavorare sul muro di neve per raggiungere gli altri locali rimasti inesplorati.

Paolo Molinari del Dipartimento della Protezione Civile ha rivelato che si sta monitorando con attenzione la situazione con strumenti appositi per evitare che si ripeta la tragedia della slavina, che forse poteva essere evitata: “Per garantire la sicurezza dei soccorritori, inoltre, sono stati piazzati strumenti per monitorare l’eventuale attivazione di nuove valanghe sul versante sovrastante l’hotel. Si tratta di un radar di origine svizzera collegato a due sirene: una simulazione al computer ha calcolato dislivello, pendenza e tipo di neve elaborando un modello secondo il quale il sistema darebbe un preavviso di 50-55 secondi prima della valanga”.

Fabrizio Curcio, a capo della Protezione civile, ha lodato la grande generosità dei suoi uomini, nonostante le recenti accuse alla celerità della macchina dei soccorsi: “Chi lavora in quelle condizioni lavora come se ci fossero da recuperare persone vive. La speranza c’è sempre, perché quegli eventi possono aver dato luogo a situazioni molto particolari”.