Alle cinque del mattino, ora italiana, del 27 dicembre 2011, la nave mercantile “Enrico Ievoli”, con a bordo 18 persone e 16.000 tonnellate di soda caustica, è stata sequestrata dai pirati a largo delle coste dell’Oman. Il catanese Agostino Musumeci, capitano della nave, ha potuto comunicare pochissime parole, confermando il sequestro del mercantile e dell’intero equipaggio ovvero sei siciliani, cinque ucraini e sette indiani, ma rassicurando circa le loro condizioni di salute. Già cinque anni fa, la stessa nave e lo stesso capitano erano riusciti a scampare ad un arrembaggio dei pirati dando l’allarme che aveva messo in fuga i malviventi. In questa occasione invece, l’epilogo è stato diverso e, proprio a pochi giorni dal rientro in patria di un altro equipaggio tenuto ostaggio dai pirati somali per oltre sei mesi (Savina Caylyn), ricomincia un nuovo incubo per la marina mercantile italiana. Nonostante lo sfogo iniziale della moglie del capitano Musumeci, nel quale la donna lamentava di essere stata poco seguita dai Ministeri competenti, il figlio dell’uomo conferma di essere in contatto con la Farnesina che nella stessa giornata ha tenuto un incontro utile a stabilire la strategia da seguire per liberare al più presto la nave e l’equipaggio. Parole rinfrancanti alla famiglia, anche da parte degli armatori della nave sequestrata, Attilio e Gennaro Ievoli che dichiarano: “Li riporteremo a casa, ciascuno di loro, senza neanche un graffio. Ci conoscono, non molleremo l’osso; stiamo operando, cercando di fare il possibile affinché tutto avvenga nel massimo della sicurezza”. Il telegrafico commento del Ministro Terzi su Twitter è stato: “Seguo da vicino con l’Unità di crisi il sequestro della petroliera Ievoli”. Speriamo che la situazione, con l’immediata mobilitazione degli organi competenti, possa risolversi nel più breve tempo possibile.