I programmi televisivi sul restyling del look rappresentano ormai un format al quale siamo abituati: “Ma come ti vesti?” con Enzo Miccio e Carla Gozzi, “Plain Jane” presentato da Louise Roe (che io adoro), e “Buccia di banana” che vede Giusi Ferré come giudice,  questi sono i più famosi. Sono programmi che vedono svolgimenti differenti, ma il senso è sempre lo stesso: si prendono persone che nella loro vita hanno l’unica colpa di non avere gusto nel vestire e si rifà loro il look… da capo a piedi.

Il processo di restyling è lungo: non solo un nuovo guardaroba, ma anche un nuovo colore di capelli, un nuovo makeup…. un restyling totale, insomma. Solo nel caso di Plain Jane, il restyling è collegato a uno stato comportamentale: in questo format il vero scopo è quello di rendere più sicure le ragazze che vogliono dichiararsi al ragazzo dei loro sogni, ed è anche un format più piacevole perché la trasformazione è a 360°.

Per il resto trovo tutto abbastanza freddo, di solito il ciclo è: “apri il guardaroba” – “ti vesti male” – “ti porto a fare shopping” – “hai fatto acquisti pessimi” – “faccio shopping io per te” -”ti devi vestire così” –  ”ora vai bene”. Tutto bello e tutto fantastico, quindi, in fondo chi non sogna un nuovo guardaroba e un restyling da capo a piedi ricevuto dai maggiori esperti del settore (e senza sganciare un quattrino)? Penso tutti.

Ma io ho una riflessione da fare: va bene il restyling, va bene tutto, ma questi format non tengono conto di una cosa importantissima, ovvero dell’esistenza dello stile e del gusto personale. E per quanto una persona possa avere scarso gusto o possa fare abbinamenti piuttosto “creativi/vomitevoli”, c’è sempre la personalità di una persona che non può essere messa da parte, azzerandola completamente. In fondo, se seguite anche voi questo tipo di programmi, tutti i concorrenti, e dico proprio tutti, tornano a casa con lo stesso stile.

E allora in questo modo è troppo facile. La vera sfida dovrebbe essere quella di rifare il look, dare consigli, rifare il guardaroba, sì, ma tenendo conto dei gusti e della personalità di coloro che partecipano e che non si possono azzerare a favore del proprio gusto. Se una donna di 30 anni ama ancora le t-shirt con i pupazzetti è giusto dirle “non puoi indossarle”? Se un’altra vuole vestirsi come l’arcobaleno sceso in strada è giusto dirle “non devi/non puoi/non si fa”? E allora penso che sarebbe più interessante non dire a queste persona cosa devono amare indossare e cosa no, ma insegnare loro il modo giusto di seguire il loro gusto senza risultare ridicoli o eccessivi nel look.

In fondo, se anche Enzo Miccio non fosse stato Enzo Miccio, e se fosse capitato anche lui ipoteticamente in uno di questi programmi, secondo voi lo avrebbero fatto tornare a casa vestito nel modo in cui ama vestire?

Voi che ne pensate?

Seguite Laura Manfredi anche sul suo blog Rock’n’Mode!