Tre anni, un mese e dieci giorni. È questa la condanna che la Procura di Roma ha chiesto per l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino, sottoposto a giudizio con rito abbreviato con l’accusa di peculato e falso in relazione all’impiego di una carta di credito di cui era in possesso all’epoca in cui era il primo cittadino della Capitale. Ignazio Marino è inoltre accusato di reato di concorso in truffa, in merito a presunti compensi che sarebbero stati assegnati a collaboratori fittizi mentre Marino era rappresentate legale della Onlus Imagine.

La richiesta di condanna è stata presentata dai pubblici ministeri Pantaleo Polifemo e Roberto Felici e adesso bisognerà attendere che il giudice per l’udienza preliminare Pierluigi Balestrieri fissi la data in calendario. Per quanto riguarda la questione degli scontrini, sotto accusa sarebbero finiti circa dodici mila euro che sarebbero stati spesi, nell’arco temporale che va dal 2013 al 2015, per pagare oltre cinquanta cene tenutesi in molti ristoranti di Roma e non solo. Il rito abbreviato per il processo è stato richiesto dallo stesso Ignazio Marino, che l’ha subordinato all’acquisizione di una perizia grafologica che dovrebbe consentire di stabilire chi abbia effettivamente firmato le spese incriminate. Qualora l’ex sindaco di Roma dovesse essere condannato, grazie al rito abbreviato potrebbe ottenere sconti di pena e altri benefici concessi dalla legge.

Su Ignazio Marino penderebbe anche la richiesta di risarcimento avanzata dall’Avvocatura di Roma Capitale: si tratterebbe di una somma di seicentomila euro, centomila per danno funzionale e i restanti cinquecentomila per danno di immagine. La richiesta di risarcimento è collegata alla vicenda dei dodici mila euro che sarebbero stati utilizzati per pagare le cene.