L’ex sindaco di Roma Ignazio Marino ha chiesto di venire giudicato con rito abbreviato nell’inchiesta che lo vede accusato di falso e peculato in merito al caso della carta di credito fornita a fini istituzionali.

Ai due capi di imputazione si aggiunge un terzo, ovvero quello del concorso in truffa, relativo ai compensi che sarebbero stati elargiti a collaboratori fittizi quando Marino vestiva i panni di rappresentante legale della Imagine, onlus aventi il compito di prestare soccorso in Congo e Honduras.

Secondo l’accusa sarebbe stato perseguito un ingiusto profitto di circa 6mila euro, in quanto non sarebbero stati versati all’Inps i contributi previste per le presunte prestazioni lavorative.

La richiesta del rito abbreviato, che prevede uno sconto dell’eventuale pena di un terzo, è stato portato all’attenzione del gup Pierluigi Balestrieri, il quale avrebbe dovuto pronunciarsi oggi sul rinvio a giudizio e che ha aggiornato l’udienza al prossimo 29 settembre.

A Marino viene imputato di aver speso 12mila euro nell’arco del 2013 e 2015, per un totale di 56 cene consumate: l’ex primo cittadino di Roma ha però posto l’approvazione di due prove quale condizione indispensabile per la presentazione della richiesta di rito abbreviato.

Si tratta di una perizia grafologica, che confermerebbe la firma di suo pugno sugli scontrini incriminati e una nota di un ex capo di gabinetto relativa alle spese di rappresentanza.

Come si ricorderà la vicenda delle spese di rappresentanza furono tra le polemiche a contribuire all’epurazione di Ignazio Marino da parte del Pd, che oggi commenta la sconfitta dei democratici come “una strategia eutanasica”, mentre fa gli auguri alla nuova arrivata Virginia Raggi.