Ignazio Marino ha ufficialmente ritirato le dimissioni con cui aveva rinunciato alla carica di sindaco della città di Roma lo scorso 12 ottobre. A renderlo noto è stato un comunicato ufficiale diffuso dal Campidoglio. In questo momento è assai difficile prevedere cosa potrebbe accadere: alle ore 19:30 di oggi la Giunta capitolina si riunirà e forse soltanto allora sarà possibile tracciare un quadro preciso.

Il punto è che diciannove consiglieri comunali del Partito Democratico si erano detti in precedenza pronti a lasciare in massa il proprio incarico qualora Ignazio Marino avesse deciso di ritirare le dimissioni entro il termine dei venti giorni in cui avrebbe potuto farlo. Ma nemmeno con le dimissioni in massa dei consiglieri del Partito Democratico la Giunta capitolina potrebbe essere in pericolo: affinché l’Assemblea venga sciolta del tutto, infatti, occorrerebbero le dimissioni di almeno venticinque consiglieri su quarantotto.

Ciò significa che oltre ai diciannove consigliere del Partito Democratico, la Giunta capitolina dovrebbe perdere almeno altri sei consiglieri appartenenti a schieramenti diversi.

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Ignazio Marino ritira le dimissioni: gli scenari possibili

Adesso che Ignazio Marino ha ritirato le sue dimissioni, gli scenari possibili potrebbero essere essenzialmente tre:

  1. dimissioni in massa dei consiglieri – come è già stato annunciato in precedenza dagli esponenti del Partito Democratico, anche se a dimettersi dovrebbero essere almeno in venticinque;
  2. immediata mozione di sfiducia per Marino – il primo cittadino può essere sfiduciato con la maggioranza più uno dei voti (ossia venticinque in totale) ma per far ciò occorrerebbe trovare un accordo con alcuni membri dell’opposizione;
  3. Marino a caccia della fiducia – si tratta dello scenario più probabile. Ignazio Marino potrebbe convocare il Consiglio comunale e richiederne la fiducia. Nel caso in cui non la ottenga, Marino potrebbe ritrovarsi di fronte al fatto che non è stato lui alla fine a voler andare via ma sono stati i consiglieri a non volerlo più come sindaco di Roma.