Buona notizia per tutti i lettori interessati alla salvaguardia del pianeta: i dati raccolti dai ricercatori del Massachussets Institute of Technology, meglio conosciuto come Mit, indicano che il famigerato buco dell’ozono avrebbe iniziato a restringersi.

Il processo avrebbe avuto un andamento graduale a partire dal picco registrato dal 2000 e dimostrerebbero l’utilità del Protocollo di Montreal, accordo tra le nazioni per ridurre l’uso di sostanza in grado di mettere in pericolo lo strato di ozono, in vigore dal 1989.

Secondo i dati raccolti, l’assottigliamento dello strato di ozono sull’Antartide avrebbe iniziato a diminuire: nel settembre del 2015 il buco dell’ozono aveva una superficie inferiore a circa 4 milioni di km quadrati rispetto al 2000 (un’area che equivale alle dimensioni dell’India).

Uno studio di ricercatori britannici, i primi ad accorgersi del fenomeno in Antartide a metà degli anni ’80, ha anche gettato nuova luce sul ruolo deleterio dell’opera dei vulcani nell’allargamento del buco.

Come noto l’ozono è una sostanza fondamentale nell’atmosfera, in quanto blocca le radiazioni ultraviolette del Sole, pericolose per l’uomo (cancri alla pelle), ma anche per animali e piante: la sua distruzione è attribuita all’uso di molecole di cloro e bromo presenti nei clorofluorocarburi, nonché l’alta temperatura negli strati alti dell’atmosfera.

In particolar i clorofluorocarburi hanno una vita di circa 50 – 100 anni: in tal senso è probabile che i materiali abbiano iniziato a decadere, dando luogo all’allargamento dello strato di ozono.

Tuttavia i ricercatori non si aspettano una completa “guarigione” almeno sino al 2050 o al 2060, anche se i recenti segnali infondono un po’ di speranza in merito ai risultati finali.