È bufera in Francia, dopo che il celeberrimo comico Dieudonné subito dopo la marcia di Parigi a difesa della libertà di stampa ha prima pubblicato e poi cancellato un messaggio su Facebook che ha generato non poche polemiche.

Il cabarettista di origini camerunense, mattatore della scena comica francese, recentemente fondatore del partito Riconciliazione Nazionale che si pone a destra del Fronte Nazionale della Le Pen, ha infatti scritto di sentirsi come “Charles Coulibaly”.

L’espressione è una crasi di Charlie (Hebdo), il quotidiano satirico vittima dell’attentato nel quale sono morte dodici persone, e Amedy Coulibaly, terrorista che ha sequestrato e ucciso alcune persone in un negozio ebraico alle porte de Vincennes.

Questo il testo del messaggio:

Dopo questa marcia storica – che definirei leggendaria, un istante magico uguale al Big Bang che crea l’Universo, o più umilmente paragonabile all’incoronazione di Vercingetorige – rientro in me. Sapete che questa sera, per quanto mi riguarda, io mi sento Charles Coulibaly.

Dieudonné ha poi vergato una lettera destinata al ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve, con la quale ha cercato di far comprendere le proprie ragioni. Accusato di antisemitismo per le sue battute ben poco velate a Israele e al mondo ebraico, i suoi spettacoli sono stati oggetti di censura da parte dello Stato:

Ieri siamo stati tutti Charlie, abbiamo marciato per le libertà, affinché si continui a ridere di tutto. Tutti i rappresentanti del governo, lei incluso, hanno marciato insieme in questa direzione.
Al ritorno da questa marcia io mi sono sentito solo.
Da quasi un anno lo Stato ha cercato di eliminarmi con ogni mezzo. Linciaggi mediatici,divieti dei miei spettacoli, controlli fiscali, ufficiali giudiziari, perquisizioni, inchieste, più di ottanta procedimenti a carico mio e della mia famiglia.
E lo Stato continua a farmi marcire la vita.
Da quasi un anno sono trattato come il nemico pubblico n.1, solo perché cerco di far ridere, e di far ridere della morte, la morte che ride di tutti noi, come sa bene Charlie.
Quando propongo la pace tra di noi resto senza risposta. Ma di quando io mi esprimo non si cerca di comprendermi, non mi si ascolta. Si cerca un pretesto per interdirmi, mi si considera come un Amerdy Coulibaly, mentre io sono diverso da Charlie.

Dal canto suo il ministro non ha esitato a definire indegno, irresponsabile e irrispettoso il comportamento di Dieudonné, propenso a generare odio e divisione nella popolazione, tanto da accusarlo di apologia del terrorismo.

Foto. Réseau Voltaire