Tra le tante teorie complottiste, la più conosciuta è sicuramente quella delle scie chimiche. Si tratta di un fenomeno che è documentato da un centinaio di anni circa, ma solo dalla fine degli anni Novanta circola una specie di catena di Sant’Antonio che cita malamente un rapporto dell’aviazione militare a stelle e strisce – l’Usaf, United States Air Force – dal titolo “Weather as a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025“.

In realtà il rapporto parla di controllo del tempo atmosferico su scala locale, ricorrendo a tecniche già note, e non di “possedere il clima“. Con il passare il tempo, il progetto che inizialmente doveva essere di controllo del clima globale, è diventato il mezzo per arrivare al controllo mentale della popolazione e/o al loro avvelenamento.

Spesso poi, le scie chimiche sono state messe in relazione, con l’Haarp, un’installazione che serviva per lo studio della ionosfera, e che dai complottisti è stata indicata come responsabile di innumerevoli disastri, dall’uragano Katrina al terremoto dell’Aquila.

Secondo i complottisti, le scie chimiche si distinguerebbero da quelle di condensa perché le prime sarebbero più persistenti, mentre quelle normali scomparirebbero dopo poco tempo. In realtà, la condizione critica per il formarsi delle scie è l’alta umidità e la bassa temperatura. E la quantità di umidità nell’atmosfera può cambiare notevolmente su una breve distanza facendo sì che alcune scie durino più a lungo. Senza dimenticare poi le variazioni nell’efficienza dei motori degli aerei, che possono determinare se un dato aereo lascia o no una scia di condensazione.

In realtà per capire che questo complotto non ha alcun senso basterebbe pensare che, se qualcuno volesse veramente disseminare dei veleni, potrebbe ottenere risultati migliori usando gli acquedotti o aggiungendo qualche additivo alla benzina delle auto… 

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