Al termine di una giornata di proteste e polemiche, la Rai ha dato comunque il via libera a Bruno Vespa per la trasmissione della contestata intervista a Salvo Riina, il figlio di quello che viene ritenuto il capo di Cosa Nostra tra il 1982 ed il 1993 - e una condanna di otto anni per mafia alle spalle -, in occasione dell’uscita del suo libro “Riina, family life“. Lui si presenta così: “Sono figlio di Totò e non del capo dei capi“, e poi “Amo mio padre e la mia famiglia, al di fuori di ciò che gli viene contestato, giudico ciò che mi hanno trasmesso: il bene e il rispetto, se oggi sono quello che sono – dice Salvo da Bruno Vespa – lo devo ai miei genitori. Perché devo dire che mio padre ha sbagliato? Per questo c’è lo Stato, non tocca a me“.

Considera lo Stato “l’entità in cui vivo” di cui “magari non condivido determinate leggi o determinate sentenze“, come quella che ha condannato Toto Riina “perché è mio padre. A me ha tolto mio padre“. Non fa alcun riferimento o condanna ai crimini commessi dal capo dei capi: “Il quarto comandamento dice: ‘onora e rispetta sempre i tuoi genitori’, e io così faccio“. Quando Bruno Vespa gli cita un altro comandamento – il quinto – ovvero il “non uccidere”, il figlio di Totò ripete ancora una volta “Non devo essere io a giudicare“.

Da riportare anche la sua testimonianza sull’attentato di Capaci, quando i killer della mafia uccisero Giovanni Falcone, la moglie e la scorta: “Ricordo il fatto, avevo 15 anni, eravamo a Palermo e sentivamo tante ambulanze e sirene, abbiamo cominciato a chiederci il perché è il titolare del bar ci disse che avevano ammazzato Falcone, eravamo tutti ammutoliti. La sera tornai a casa, c’era mio padre che guardava i telegiornali. Non mi venne mai il sospetto che lui potesse essere dietro quell’attentato“.

Su Falcone e Borsellino non vuole esprimere giudizi: “Qualsiasi cosa io dico sarebbe strumentalizzata. Se io esterno un parere su queste persone viene strumentalizzato, io ho sempre rispetto per i morti, per tutti“, e ancora “Io ho sempre rispetto per i morti, per tutti i morti“. L’intervista diventa anche l’occasione per attaccare i pentiti: “Negli altri Paesi democratici non accade. Solo in Italia un pentito, che dice di aver commesso centinaia di omicidi, non fa neppure un giorno di carcere, mandano gli altri in carcere e poi loro tornano in giro a fare quello che facevano“. Insomma “sono stati sicuramente usati dallo Stato. Non si accusano le persone solo per un tornaconto, ci sarà sempre un giorno in cui dovrai pentirti davanti a Dio“.

Com’era preventivabile ci sono state diverse proteste: il presidente del Senato Pietro Grasso ha annunciato che non vedrà la trasmissione. La presenza del figlio di Riina “è un’offesa per tutti, un fatto indegno“, secondo Maria Falcone, sorella del giudice ucciso. Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, scrive su Facebook che “eventi di questo tipo significano ancora una volta una riapertura delle nostre ferite“. Le polemiche avranno una coda in Parlamento: la Commissione parlamentare antimafia ha convocato per domani stesso, giovedì 7 marzo, alle 16, la presidente della Rai, Monica Maggioni e il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto, per un’audizione urgente sulla vicenda.