Per avere la certezza occorrerà attendere la prova del Dna, che sarà eseguita la prossima settimana, ma ormai non sembrano più esserci dubbi. Il piede che è stato trovato qualche giorno fa sul greto del fiume Aniene è di Gabriele Di Ponto, ultras laziale di 36 anni con precedenti per droga e rapina – la sua famiglia ne aveva denunciato al scomparsa alla fine di luglio.

All’ultrà gli investigatori sono arrivati controllando le denunce delle persone scomparse di fede biancoceleste e con tatuaggi. Secondo gli investigatori della sezione omicidi della squadra mobile della Capitale dovrebbe essere stato ucciso e fatto a pezzi con una sega elettrica. Per questo è stato aperto un fascicolo per omicidio volontario con occultamento di cadavere. Le indagini vanno in diverse direzioni, come la criminalità albanese – gestisce lo spaccio in piazza San Basilio e a Tor Bella Monaca, o le organizzazioni criminali romane con cui Di Porto aveva contatti.

Nel suo profilo Facebook, l’ultras laziale in alcuni scatti compare insieme a Luca Fiorà, un feroce sicario noto con il soprannome “er tigre“, morto due anni fa durante un tentativo di furto. Nell’appartamento alla Rustica dove viveva l’ultras non sono stati trovati indizi utili alla soluzione del caso.

Le indagini continuano con l’esame dei tabulati telefonici e delle frequentazioni del Di Ponto. E intanto si cerca di recuperare il resto del corpo. Non si esclude l’ipotesi che il corpo dell’uomo sia stato sezionato sulle sponde dell’Aniene. Il corpo, in questo caso, viste le abbondanti piogge cadute in questi giorni, potrebbe essere arrivato anche al Tevere.