Mentre il mondo sta esprimendo il proprio sdegno in merito all’uccisione del leone Cecil, qualcuno sarà processato per la sua morte. L’esemplare, il più famoso del Parco nazionale Hwange (nello Zimbabwe), era una vera e propria star ma evidentemente non doveva essere simpatico a tutti.

A quanto pare la morte del leone Cecil sarebbe stata commissionata da un dentista cinquantacinquenne americano del Minnesota, tale Walter Palmer. L’uomo avrebbe pagato cinquanta mila dollari per far uccidere Cecil da un cacciatore professionista, Theo Bronchorst, che successivamente avrebbe lasciato il Paese e che almeno per il momento sarebbe ancora latitante (così come avrebbero comunicato quelli della Zimbabwe Conservation Task Force). Entrambi dovranno adesso comparire in tribunale e rispondere per il reato di caccia illegale (così come dichiarato ufficialmente dallo Zimbabwe National Parks and Wildlife Authority e dalla Safari Operators Association).

Per Walter Palmer non si tratta della prima accusa di questo genere: in passato l’uomo era stato già condannato per aver sparato ad un orso nero in Wisconsin e forse a nulla gli serviranno le scuse secondo cui non fosse edotto in merito al fatto che il leone Cecil fosse protetto. Palmer avrebbe addirittura dichiarato di essere stato in qualche modo tratto in inganno dalle guide locali, che gli avrebbero assicurato che la caccia era legale.

Leone Cecil: scopriamo qualcosa di lui

Amatissimo nel suo Paese e non solo, il leone Cecil era un esemplare di tredici anni, con caratteristica criniera nera. Dal 1999 indossava un collare Gps che ne monitorava gli spostamenti ed era entrato a far parte di un progetto di ricerca della Oxford University. Adesso che è stato ucciso si teme per la sorte dei suoi cuccioli: il leone Cecil era infatti il maschio dominante insieme ad un altro leone, Jericho, che ora potrebbe eliminare tutti i suoi discendenti.

Secondo la ricostruzione delle autorità, Cecil sarebbe stato attirato fuori dall’area protetta utilizzando un’esca e successivamente ferito con arco e frecce. Il giorno successivo al ferimento, sarebbe stato ucciso in modo definitivo, per poi essere decapitato e scuoiato (i trofei di caccia sarebbero tutti stati confiscati).