Il M5S sta cambiando alcune delle sue regole principali. Si sta mettendo, ad esempio, in discussione la regola più cara a Gianroberto Casaleggio: i soldi pubblici in eccesso si restituiscono e confluiscono in un fondo di microcredito per le piccole e medie imprese. Come sarebbe andata a finire lo si poteva già capire alla fine del 2014, quando Beppe Grillo disse ai parlamentari che “forse siamo stati troppo rigidi sui soldi, tremila euro per vivere a Roma, per chi non è di Roma, sono troppo pochi“.

Un secondo indizio è arrivato con le elezioni europee 2014. Per evitare tormentoni sulla gestione della diaria, ai parlamentari europei è stata concessa maggiore libertà nella restituzione dei soldi che percepivano come stipendio. I dubbi sfumano se infine si considera che – come racconta un articolo de La Stampa – nel direttorio del Movimento cinque stelle si fanno discorsi come questo “diciamoci la verità ragazzi, il microcredito non ha funzionato, bisogna trovare il modo di usarli, i soldi, e usarli in maniera politicamente più proficua“.

Una seconda regola che stava alla base del movimento è già cambiata: i meet up – ovvero la gente – subiranno una maggiore controllo dall’alto – ovvero una “supervisione” da parte di Roberto Fico e Alessandro Di Battista, e non potranno più svolgere un’azione di controllo sugli eletti. Se a questo aggiungiamo il fatto che il direttorio del movimento spinge anche per cambiare la regola del doppio mandato – nessuno nel M5S può essere letto per più di due legislature – si può giungere ad una sola conclusione: il M5S si sta trasformando in un partito. Se questo sia un esempio di pragmatismo, o la rinuncia ai propri ideali, tocca a voi deciderlo.