Addio al matrimonio in chiesa. Addio alle nozze celebrate in Municipio. Il mondo cambia e internet può diventare il luogo adatto, quello più veloce e “indolore” per potersi sposare. Non serve più secondo la Corte di Cassazione radunarsi in Chiesa o in Municipio per convolare a nozze. Non è nemmeno necessaria la presenza di un sacerdote, del sindaco o di un ufficiale di stato civile per poter ufficializzare un matrimonio. Secondo quanto riporta Agv News, la Corte di Cassazione ha affermato la validità dell’unione tra una donna di San Giovanni in Persiceto, a Bologna, ed un uomo pakistano che non avevano celebrato, fisicamente, le loro nozze.

Il matrimonio via Skype

I due, innamoratissimi, nonostante le distanze, hanno deciso di sposarsi via Skype. Lei italiana, lui pakistano. Nessun matrimonio in Chiesa né in Municipio. L’ufficiale di stato civile, però, si era opposto alla trascrizione del loro atto di matrimonio: era la prima volta che capitava una situazione così, che due volessero sposarsi non in presenza di un ufficiale di stato civile. L’insolita modalità di celebrazione sarebbe stata in contrasto con l’ordine pubblico poiché “la contestuale presenza dei nubendi dinanzi a colui che officia il matrimonio assicura la loro libertà nell’esprimere la volontà di sposarsi”. Insomma, per legge, servirebbe un sindaco o un sacerdote che attesti la validità delle nozze. E in questo caso, di fatto, non c’è stato.

Ma la Corte di Cassazione ha spiazzato tutti: il matrimonio è valido poiché in linea con le norme pakistane. Dunque deve ritenersi valido anche in Italia visto che “il matrimonio celebrato all’estero è valido nel nostro ordinamento, quanto alla forma, se è considerato tale dalla legge del luogo di celebrazione o dalle legge nazionale di almeno uno dei nubendi al momento della celebrazione, o dalla legge dello Stato del comune di residenza in tale momento”. I magistrati, dunque, hanno scritto che “se l’atto matrimoniale è valido per l’ordinamento straniero, in quanto da esso considerato idoneo a rappresentare il consenso dei nubendi in modo consapevole, esso non può ritenersi contrastante con l’ordine pubblico solo perché celebrato in una forma non prevista dall’ordinamento italiano”.

La Corte di Cassazione, di fatto, ha respinto la richiesta di annullamento del matrimonio avanzata dal Viminale. Un caso simile era accaduto in Galles nel mese di luglio. Insomma, sposarsi su Skype? Si può fare!