Sta facendo indignare il bando di concorso indetto dal Ministero dell’Interno riservato a un giornalista professionista che dovrebbe occuparsi di parte della Comunicazione del Viminale a titolo gratuito. Il bando infatti richiede un professionista della comunicazione come un giornalista professionista iscritto regolarmente all’albo che dovrà occuparsi di tutto quel che riguarda “comunicazione e l’informazione pubblica istituzionale relative alle attività che si svolgono nei centri di prima accoglienza, in stretto raccordo con l’Ufficio Stampa del Sig. Ministro”.

Un lavoro prestigioso a cui molti sarebbero orgogliosi di prendere parte, dove le competenze richieste sono molto alte ma lo stipendio molto basso. Infatti per questa mansione il Ministero non è intenzionato a versare nemmeno un euro in quanto il lavoro autonomo occasionale (regolato dagli artt. 2229 – 2238 del codice civile) è gratuito.

Il bando ha fatto molto scalpore in rete tanto che è stato coniato l’hashtag #lavoraregratis che raccoglie tutti i casi simili a questo, dove i protagonisti (spesso giovani) sono invitati a prestare il proprio servizio a titolo gratuito per prestigio o visibilità.

Sul bando si è espressa anche la FNSI, Federazione Nazionale Stampa Italiana, che ha commentato “Quel bando va ritirato,una selezione pubblica di questo tipo è inaccettabile, oltre che offensiva. (…) È inconcepibile pretendere una “complessa attività professionale” ad “alto contenuto specialistico”, da affidare ad un giornalista professionista con certificata esperienza pluriennale, ma a titolo gratuito. (…) Il bando pubblicato dal ministero dell’Interno offende il decoro della professione giornalistica e la dignità di migliaia di giornalisti che aspirano ad una occupazione stabile e ad una retribuzione adeguata. Per queste ragioni è auspicabile che venga immediatamente ritirato”.

Il ministro Alfano sulla vicenda dice che questa non è una novità: “Non è una novità. Nessuno costringe nessuno. Vediamo se qualcuno vuol dare una mano d’aiuto in questo modo, viceversa prenderemo atto che nessuno ha voglia. Ma suppongo che qualcuno la presenterà, la domanda. Il nostro approccio, ovviamente, non è un approccio sindacale, ma è un approccio che dà l’opportunità di un’esperienza”.

Certo che gestire i rapporti con la stampa di un ente principale come il Viminale non è cosa semplice soprattutto se l’ufficio stampa dello stesso vede personalità con curriculum non del tutto legati al giornalismo e alla comunicazione. Il capo ufficio stampa Serenella Ravioli è iscritta all’albo come pubblicista e non come professionista gli altri spaziano da competenze in campo giurisprudenziale a danza e teatro fino a un ex insegnante di educazione fisica ma al candidato che dovrà lavorare a titolo gratuito vengono richieste qualifiche importanti.