Era il 20 aprile 2010 quando la piattaforma della British Petroleum ha iniziato a perdere petrolio grezzo che è finito dritto nel Golfo del Messico.

Fu subito evidente il danno ambientale provocato e molti furono gli animali coinvolti che subirono le conseguenza di questo disastro definito il peggiore mai avvenuto nella storia degli Stati Uniti.

Dopo due anni, i ricercatori dell’Università dell’East Carolina sono pronti a dichiarare che il petrolio è entrato a far parte della catena alimentare e questo potrebbe comportare ulteriori danni. Sembra che i 500 milioni di litri di petrolio fuoriusciti nei primi 80 giorni, sarebbero stati assorbiti dai microrganismi dello zooplacton che sta alla base della catena alimentare marina.

La rilevazione è stata possibile grazie all’analisi di un campione di microrganismi prelevati dall’area colpita, questi presentavano la classica ‘impronta’ che la miscela di idrocarburi e altre sostanze che compongono il greggio, tipicamente resta sugli organismi colpiti.

I danni di questa tragedia sono dunque ancora da comprendere e probabilmente servirà ancora molto tempo.