Ero vergine di Pitti. Questa dell’edizione numero 86 è stata “la mia prima volta”, la prima volta in vita mia che varcavo Fortezza da Basso a Firenze.

Primo pensiero: ansia e “Ma quanta cavolo di gente c’è?”. Dall’alto della mia acidità e inesperienza vi racconto com’è andato il mio primo appuntamento con il salone leader nel mondo per la moda e il lifestyle maschile.

Quel che ho colto all’ingresso, diciamo nell’immediato, è stato che il motto dell’evento era più o meno: “Ma ‘ndo vai se la barba non ce l’hai?”, sì perché pare che la barba folta, lunga, sia il must have assoluto dell’anno ed è considerata anche molto sexy (peccato stia bene davvero a pochi).

Buttando uno sguardo un po’ più in là, scorgo all’orizzonte uno svariato numero di coppie-non-coppie-accoppiate da un’outfit volutamente e rigorosamente identico (La tristezza). Qualche migliaio di donzelle in moodTroppo Amazing”, altrettante milfone abbronzatissime con una piega a tenuta eterna, il solito burino convinto di essere alla moda solo perché indossa tutto quello che può esserci al mondo di “stravagante” (se stravagante si può definire) ovviamente senza avere il benché minimo gusto e senso dell’abbinamento. (Tesoro ti guardano tutti perché sei un tantino ridicolo, non sei cool, né fashion, né “IN”).

Arrivo io, in Jeans e maglietta, “No filter”, e i miei capelli più lunghi di me. A stento capivo dove dovevo andare, perché insomma, le indicazioni non erano proprio chiare. Poi ho scoperto che bastava seguire la fiumana di gente… Semplice, no? Dovevo solo stare attenta a non perdere il ritmo della camminata perché avrebbe potuto superarmi il furbetto di turno nel tentativo di arrivare prima di me al desk “Stampa/Press” per ritirare il pass. Terminata la corsa, con fiatone e lingua penzolante mi metto in coda per gli accrediti (che avevo già fatto online, a quanto pare inutilmente). Un’ora di attesa tutti insieme, “vicini vicini”, e “Martina canta che ti passa”.

Finalmente riesco ad entrare. Stradine ghiaiose ovunque… Inizio a vedere le prime caviglie storcersi, per fortuna ho messo un paio di comodissime Nike. A colpirmi subito (non me ne voglia nessuno) sicuramente lo stand di Desigual, una ventata di freschezza, sempre vivace e colorato, musica a palla e cocktail ghiacciati (di certo non è passato inosservato). Originale anche l’installazione con i tavoli da Ping Pong di fronte al padiglione centrale, un progetto allestitivo a cura di Oliviero Baldini che, per il tema Pitti di quest’anno, ha trasformato una disciplina sportiva in un’opera d’arte. Per chi non lo sapesse infatti, Il tema-guida dell’edizione numero 86 girava attorno a un tavolo da Ping Pong. Così è nato il Ping Pitti Pong, così si è messo in luce il mondo di oggi attraverso la lente dello sport e il suo intenso legame con la moda, in un match il cui risultato è ogni volta diverso.

E’ stato amore a prima vista poi con Plinsky, già solo per il pay-off del brand: “The place to be”, giovane marchio streetwear italiano che mescola lo stile urban al mondo dello skateboarding, del surf e dei garage. Stampe vintage, le tipiche iconografie americane legate allo street style. Come direbbero in tante: “Adoro” (Io dico “Figo”).

Ombelico pulsante di creatività, esplosione di talenti, il Pitti è un luogo in cui la moda sicuramente acquista concretezza e si rivela come una grande opportunità, una grande vetrina per tutti i marchi emergenti. Proprio per questo motivo viene visto come uno degli eventi più attesi dell’anno.

Qualche “Concept” ancora mi sfugge, sull’aria da Poser, con la bocca a cuore e la gamba alzata stile fenicottero, ci sto lavorando, per tutto il resto sono pronta al prossimo Pitti. Se poi ci fosse anche una Wi-Fi sarebbe perfetto.