Costruire impianti di rigassificazione che utilizzano acqua di mare, nuove gravemente alla salute. Lo fa sapere WWF in occasione di una conferenza stampa durante la quale, l’associazione animalista, ha spiegato come utilizzare acqua marina comporti ‘lo scarico di enormi quantità di acqua fredda, e di cloro, nell’ambiente marino.

In particolare, il WWF fa riferimento agli impianti di Gas Natural a Trieste-Zaule e di E.On nel centro del Golfo di Trieste e a largo di Porto Viro che prelevano e restituiscono sterilizzati ben 636.000 m3 di acqua marina ogni giorno causando ‘fortissimi stress termici e meccanici, nonché la formazione di cloro-derivati organici e cloramine, fortemente tossici, che distruggono i microorganismi (zoo- e fitoplancton) presenti nell’acqua del mare, sterilizzandola’ e per i quali ‘la procedura di Valutazione dell’Impatto Ambientale non ha tenuto conto di queste sostanze, semplicemente perché omesse degli studi allora prodotti da Gas Natural’.

I danni causati fino ad oggi hanno inoltre comportato una spesa superiore ai 2 milioni di euro annuali.

Per quanto concerne invece eventuali proposte per il futuro, il WWF fa sapere che ‘esistono però tecnologie alternative, che non prevedono l’utilizzo dell’acqua di mare: ad esempio quella “a circuito chiuso” (utilizzata da anni nel terminale di Panigaglia, pressoLa Spezia), dove una piccola quantità del gas liquefatto trasportato dalle gasiere – dallo 0,87 all’1,30% – viene bruciata per ricavare il calore necessario al processo di rigassificazione’.

L’Italia non può più stare ferma a guardare, ma deve agire attraverso un Piano Energetico Nazionale che possa stabilire ‘il fabbisogno energetico, i modi per soddisfarlo con il ricorso alle varie fonti nonché la localizzazione di massima degli impianti (tenuto conto anche degli aspetti relativi alla sicurezza) e le tecnologie più appropriate di questi’.