Il ritratto di Dorian Gray (The Picture of Dorian Gray) è un grande classico della letteratura inglese, nonché l’opera maggiormente conosciuta di Oscar Wilde (1854-1900), massimo rappresentante dell’Estetismo letterario della seconda metà dell’800.

L’opera, ispirata alla leggenda di Faust, venne pubblicata per la prima volta nel luglio del 1890, sul Lippincott’s Monthly Magazine. Questa la trama: Dorian Gray è un giovane di straordinaria bellezza. Quando Basil, un amico pittore, gli regala un suo ritratto, Dorian ne rimane talmente sconvolto da desiderare di rimanere sempre bello e giovane come nel quadro. Il suo voto viene esaudito e mentre il giovane, sempre più avido di piacere, si abbandona agli eccessi più sfrenati, la sua bellezza rimane intatta e fresca, mentre il quadro si fa specchio della sua progressiva corruzione. Lo smisurato  narcisismo di Dorian lo porta a nascondere il ritratto in solaio, poiché scomoda testimonianza della sua decadenza fisica e morale. Tuttavia infine, stanco e disgustato dall’orribile immagine rimandato dalla tela, Dorian prende un coltello e pugnala il ritratto, ma a cadere a terra morto sarà proprio il protagonista, mentre il dipinto torna ad assumere la sua originaria, splendida, forma.

Quella di Dorian, così come per lo stesso Oscar Wilde, è una vita spesa alla ricerca della bellezza e del sublime, della trasgressione e delle esperienze estreme, ma sarà proprio questo tipo di vita, vissuta come un’opera d’arte ed estranea a qualsiasi valore morale, a condurre il protagonista ad una morte infausta. Entrambi sono infatti degli esteti, all’esasperata ricerca di tutto ciò che è bello, superfluo e ricercato, in contrapposizione a ciò che è considerato ovvio, mediocre e appartenente alla vita quotidiana. “Riesco a resistere a tutto tranne che alle tentazioni” dichiarò Wilde, che come il suo personaggio fu un giovane ben nato, dotato di una sottile intelligenza ma preda del più estremo narcisismo, amante del bello e di sé stesso e propenso ad una vita viziosa e depravata.

“Aveva espresso un pazzo desiderio: che potesse lui rimanere giovane, e il ritratto invecchiare; la sua bellezza restare intatta, e il viso dipinto sulla tela portare il peso delle sue passioni e dei suoi peccati” scrisse Wilde, in una moderna reinterpretazione del mito classico di Narciso, dove il famoso ritratto gioca un ruolo affine allo specchio del mito, che condurrà Narciso, condannato ad amare solo se stesso, ad una morte prematura.

Seppur in forma romanzata, Il ritratto di Dorian Gray è una perfetta analisi del  carattere narcisista, oggi conosciuto come disturbo narcisistico di personalità, che porta chi ne soffre ad un esagerato amore per la propria immagine e per se stesso, sviluppando uno spiccato senso di superiorità, esigenza di ammirazione e generale mancanza di empatia. Sentendosi superiori agli altri, i narcisisti tendono a credersi autorizzati a soddisfare nell’immediato i propri bisogni, divenendo inclini a sfruttare gli altri, i cui bisogni e opinioni sono ritenuti di scarso valore.  Nonostante sia stato scritto sul finire dell’800, il personaggio di Oscar Wilde è l’esempio per eccellenza del meccanismo di negazione che affligge la società moderna: nella sua concezione narcisistica, egli nega il trascorrere del tempo e l’inesorabilità della morte, in un continuo sforzo atto a superare ogni limite, trascurando la parte più profonda di sé in favore dell’esteriorità, dell’apparire.