C’è un solo italiano presente nella classifica delle 50 personalità più influenti al mondo stilata dalla rivista americana Fortune, e non risponde al nome di Matteo Renzi, o Silvio Berlusconi, o Mario Draghi, o Giorgio Armani, ma a quello di Domenico Lucano. Ma come ci è finito il sindaco di Riace, paesino della Locride di un paio di migliaia di abitanti reso celebre a livello internazionale dal ritrovamento degli splendidi Bronzi, in una graduatoria che conta politici come Angela Merkel, premi Nobel come Aung San Suu Kyi, leader spirituali come papa Francesco, superstar globali come Bono, geniali imprenditori come il signor Amazon Jeff Bezos e l’ad di Apple Tim Cook?

Mimmo Lucano è stato premiato da Fortune per il suo straordinario impegno sul fronte dell’immigrazione. “Per decenni l’emigrazione ha prosciugato la vita a Riace, un villaggio di 2.000 abitanti sulla costa calabrese“, così Fortune motiva la sua scelta, “Quando una barca di profughi curdi ha raggiunto le sue coste nel 1998, Lucano, che all’epoca faceva l’insegnante, ha visto un’opportunità. Ha offerto loro appartamenti abbandonati di Riace insieme alla formazione per il lavoro. Diciotto anni dopo, il sindaco Lucano è salutato come colui che ha salvato la città, la cui popolazione oggi include migranti provenienti da 20 nazioni, ringiovanendo l’economia del comune. Anche se la sua posizione pro-rifugiati lo ha messo contro la mafia e lo Stato, il modello di Lucano è stato studiato e adottato come esempio nell’ambito della crisi dei rifugiati in Europa”. 

Quest’ultimo punto, la solitudine di Mimmo Lucano, è stato reso evidente dalla generale indifferenza con cui è stata ufficialmente accolto questo onore, con l’apprezzabile eccezione di Laura Boldrini, già vicina a lui dai tempi del suo incarico all’Alto commissariato ONU per i rifugiati. Ma il sindaco di Riace non cerca i riflettori: “Non ho inseguito questa classifica, non faccio queste cose per la mia carriera politica, io sono uno degli ultimi, non uno dei primi“. Addirittura, Lucano dice che Fortune lo ha messo “un po’ a disagio, anche se sono contento nell’animo, ciò che stiamo facendo ha restituito la sua umanità a questo luogo, nonostante la sua precarietà economica e sociale e i condizionamenti della criminalità organizzata“.