Prosegue l’inchiesta sull’Ilva per presunto disastro ambientale. Sono state rinviate a giudizio 44 persone fisiche e 3 società. Tra i nomi degli imputati c’è anche quello di Nichi Vendola, l’ex governatore della Regione Puglia, su cui pende l’accusa di concussione aggravata in concorso.

Oltre ai 47 rinviati a giudizio dal gup del tribunale di Taranto Vilma Gilli, sono stati condannati con rito abbreviato altri due imputati del caso Ilva: si tratta di Roberto Primerano, ex consulente della Procura ionica, e di don Marco Gerardo, l’ex segretario dell’ex arcivescovo di Taranto Benigno Luigi Papa.

Per il primo è scattata una condanna a tre anni e quattro mesi per falso ideologico, mentre è stato assolto dalle accuse di disastro doloso in concorso e di avvelenamento in concorso di acque o di sostanze alimentari. Il sacerdote è invece stato condannato a dieci mesi di reclusione. Assoluzione poi per Lorenzo Nicastro, l’ex assessore regionale all’Ambiente che era stato accusato di favoreggiamento personale.

Per i 47 rinviati a giudizio sul caso Ilva il processo avrà inizio il prossimo 20 ottobre. Il nome più in vista è quello di Nichi Vendola, il leader di Sel accusato di aver fatto pressioni su Giorgio Assennato, il direttore generale di Arpa Puglia (Agenzia regionale di protezione ambientale), riguardo alla questione delle emissioni nocive prodotte dall’Ilva. L’accusa ritiene inoltre Vendola responsabile di minacce per non riconfermare lo stesso Assennato.

Accuse ancora tutte da verificare, cui Nichi Vendola replica: “Sarei insincero se dicessi, come si usa fare in queste circostanze, che sono sereno. Sento come insopportabile la ferita che mi viene inferta da un’accusa che cancella la verità storica dei fatti: quella verità è scritta in migliaia di atti, di documenti, di fatti. Io ho rappresentato la prima e l’unica classe dirigente che ha sfidato l’onnipotenza dell’Ilva e che ha prodotto leggi regionali all’avanguardia per il contrasto dell’inquinamento ambientale a Taranto”.

A proposito del disastro dell’Ilva, Vendola ha dichiarato inoltre: “L’unica mia colpa è di aver cercato di costruire un doveroso equilibrio tra diritto alla salute e diritto al lavoro: ma non credo che questo sia un reato. Mi aspettavo che l’inconsistenza del teorema accusatorio producesse il mio proscioglimento già a conclusione dell’udienza preliminare. Per chi come me crede nei valori della giustizia e della legalità oggi è un giorno di delusione e di amarezza. Ma vado a processo con la coscienza pulita di chi sa di aver sempre operato per il bene comune. Come sempre mi difenderò nel processo e non dal processo”.