La reazione dell’Ilva dopo l’ordinanza del 26 novembre da parte del Gip di Taranto che ha decretato l’arresto di sette persone coinvolte nella vicenda della contestata acciaieria del capoluogo pugliese, è arrivata nel tardo pomeriggio. In una nota si legge che “L’azienda ricorrerà contro il sequestro della produzione che, rendendone impossibile la commercializzazione, comporta la cessazione totale dell’attività nonché la chiusura dello stabilimento di Taranto e di tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono, per la propria attività, dalle forniture dello stabilimento di Taranto”.

Bruno Ferrante, attuale presidente dell’Ilva, è indagato. Ha dichiarato all’Ansa: “Non ho alcuna intenzione di rinunciare all’incarico di presidente di Ilva Spa. Le contestazioni che mi sono state rivolte dal Pm di Taranto appaiono inconsistenti e strumentali. Proseguirò nel mio compito nell’interesse dei tanti lavoratori e dell’Azienda, convinto sempre che è possibile e doveroso coniugare ambiente, salute e lavoro”.

La Fiom ha invitato gli operai a presentarsi ugualmente al posto di lavoro. Sono a rischio circa 5mila posti. Ma a cascata verranno coinvolti anche gli altri stabilimenti italiani; considerando l’indotto si tratta di circa 15mila lavoratori. Il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, ha commentato: “Non sono disponibile a subire una situazione che avrebbe effetti terribili: sono preoccupato che questa iniziativa blocchi l’Autorizzazione integrata ambientale con effetti ambientali gravissimi e sociali devastanti”.

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