Non si è fatta attendere la reazione dell’Ilva di Taranto, dopo il blitz della magistratura che ha portato all’arresto di sette persone. A casa i 5.000 lavoratori, ai quali sono stati disattivati subito i badge per entrare l’azienda. Tutti via, tranne staff e dipendenti delle officine. Reazione a catena: le sigle sindacali hanno deciso di occupare l’azienda con un presidio permanente, presidio che proseguirà fintanto che non ci saranno rassicurazioni sul futuro.

Contestualmente, dichiarato lo sciopero: «Riteniamo inaccettabile la decisione della direzione di fermare tutti gli impianti dell’area a freddo a partire da questo pomeriggio – si legge in una nota congiunta dei sindacaticonsideriamo tale scelta un vero e proprio atto di rappresaglia nei confronti dei lavoratori. Pertanto si proclama da subito lo sciopero di tutto lo stabilimento, con presidi permanenti».

Pronta la posizione anche della Confindustria di Taranto: «Le ultime vicende giudiziarie abbattutesi sull’Ilva pongono davanti ad interrogativi ben più inquietanti rispetto a quelli sorti quando la vertenza era appena cominciata - è scritto in una nota – l’azienda è di fatto azzerata sia in ordine ai suoi centri decisionali sia sul fronte della produzione, a seguito del sequestro dei prodotti finiti e semilavorati destinati alla vendita».

La reazione della Fiom: «Dopo i fatti all’Ilva – afferma il segretario generale, Maurizio Landini – riteniamo ancora più urgente che il presidente del Consiglio Monti convochi immediatamente un incontro a Palazzo Chigi, come già richiesto unitariamente il 20 novembre scorso dalle organizzazioni sindacali. A questo punto, è il governo che deve assumersi la responsabilità la salvaguardia della salute e dell’occupazione, non solo a Taranto, ma in tutto il gruppo».
Cresce la paura anche a Genova, ove c’è un altro stabilimento dell’Ilva che potrebbe chiudere a breve e lasciare a casa altre 1.760 persone: «Senza Taranto, Genova ha un’autonomia di quattro giorni – ha spiegato il segretario della Fiom di Genova, Francesco Grondona – aspettiamo per capire meglio quanto sta accadendo, ma una cosa è certa: non saremo gli agnelli sacrificali di nessuno. Siamo contrari a qualsiasi ipotesi di chiusura. Se così fosse, allora muoia Sansone con tutti i filistei».

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