Genova, Taranto e Novi Ligure: sono tre le città che nella giornata odierna saranno protagoniste dei cortei dei lavoratori dell’Ilva, pronti a scendere in piazza per protestare contro il piano dei 600 esuberi all’interno della fabbrica di Cornigliano.

Le rivendicazioni sindacali sono molto semplici, e vengono sintetizzate efficacemente da Armando Palumbo, della Fiom, il quale afferma di voler proporre all’assemblea “l’occupazione dello stabilimento ad oltranza, finché non avremo le risposte che chiediamo”, e da Bruno Manganaro, sempre della Fiom di Genova, che ribadisce l’obiettivo finale delle manifestazioni: “Quella lettera dev’essere stracciata o ritirata”.

L’assemblea convocata costituire il primo passo intrapreso dai sindacati dopo l’arrivo della lettera dei commissari dell’Ilva; durante questo incontro starà ai lavoratori trovare una strategia per la mobilitazione, che rischia di protrarsi anche per vari giorni.

Dal governo arrivano attestati di solidarietà, come per esempio quello di Roberta Pinotti: “Il governo sta al fianco delle preoccupazioni dei lavoratori e non certamente dall’altra parte”. La ministra della Difesa ha infatti raccontato di aver avuto un colloquio con Carlo Calenda, collega dello Sviluppo economico.

Mentre a Taranto, Genova e Novi Ligure si sfila in strada, a Roma si sta preparando il tavolo delle trattative tra rappresentanti statali e sindacati. È sempre la Pinotti, presente a Genova, che annuncia quella che sarà la linea guida del governo sulla questione: “Ci sarà questo tavolo al Mise e il ministro invita tutti ad un confronto aperto schietto e democratico. So che nel mondo sindacale ci sono posizioni differenti, ma è importante ribadire quello che mi ha detto Calenda, cioè che siamo interessati a far rispettare all’azienda tutto quello che è stato sottoscritto. E noi vogliamo lavorare per diminuire il numero degli esuberi”.