Non ha avuto buon esito il progetto di incontro prospettato per la giornata odierna tra la nuova proprietà di Am InvestCo e i sindacati che rappresentano gli operai dell’Ilva, con la mediazione del governo.

Il tavolo è infatti saltato, non essendo stata accettata sin dal principio la proposta di un piano industriale che prevede 4mila esuberi e una discontinuità contrattuale tra la vecchia e la nuova gestione, con necessità di assunzione tramite Jobs Act.

Secondo il progetto, infatti, verrà persa la garanzia costituita dall’articolo 18, in quanto varrà il contratto a tutele crescenti del provvedimento; non essendoci continuità rispetto al contratto di lavoro verrebbero persi circa 6-7mila euro in busta paga.

È per questo che il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha scelto di annullare l’incontro di contrattazione, in quanto Am InvestCo non avrebbe voluto garantire le condizioni salariali e contrattuali. Unanime anche il dissenso dei lavoratori e dei sindacati da Taranto a Genova, passando per Novi Ligure. Per l’azienda proprietaria dell’Ilva non potrà che esserci un nuovo confronto con gli azionisti per decidere una nuova linea.

L’annullamento del tavolo era stato anticipato in qualche modo dalle dichiarazioni della viceministra Bellanova, la quale aveva ricordato che “la posizione del governo è che si parte dalla proposta che era stata fatta nel bando di gara. Si parlava di un costo di 50.000 euro medio a lavoratore e quindi rispetto alla proposta che è stata avanzata nella comunicazione alle organizzazioni sindacali, si parla di una cifra più alta”.

Lo scorso venerdì la protesta era scoppiata quando era stato comunicato il piano di esuberi per permetter il rilancio dell’Ilva: in tutto 4mila esuberi, di cui 3mila a Taranto, con tanto di azzeramento delle condizioni contrattuali e di inquadramento in vigore oggi.

Il governo aveva però garantito che gli esuberi dovrebbero essere impiegati nelle attività di ambientalizzazione del sito di Taranto, in carico all’amministrazione straordinaria. Una rassicurazione che però non ha frenato la rabbia dei lavoratori dell’Ilva.