Il giudice per le udienze preliminari di Taranto Anna De Simone ha rinviato a giudizio Fabio e Nicola Riva, proprietari dell’Ilva di Taranto. Il nuovo processo richiesto dalla Procura di Taranto inizierà il 17 maggio. Il procedimento giudiziario precedente era stato annullato a dicembre per l’errore di un cancelliere in un verbale.

Sul banco degli imputati oltre ai figli del patron Emilio Riva saliranno 42 persone, coinvolte a vario titolo nell’inchiesta Ambiente Svenduto sulle emissioni inquinanti dello stabilimento siderurgico. Tra questi anche l’ex sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, gli ex governatori della Regione Puglia Gianni Florido e Nichi Vendola. Quest’ultimo è accusato di concussione aggravata. Secondo la Procura Vendola avrebbe usato il suo potere per fare pressioni sull’Arpa, dopo che l’agenzia regionale per l’ambiente aveva avvertito le autorità regionali sui valori record di benzo(a)pirene emessi dall’Ilva. Vendola si è detto sereno:

Vado a processo con la coscienza pulita. Io ho rappresentato la prima e l’unica classe dirigente che ha sfidato l’onnipotenza dell’Ilva e che ha prodotto leggi regionali all’avanguardia per il contrasto dell’inquinamento ambientale a Taranto.

Le accuse più gravi sono a carico dei fratelli Riva, dell’ex direttore dell’Ilva Luigi Capogrosso, del legale del gruppo Franco Perla e dell’ex addetto alle relazioni istituzionali Girolamo Archinà. Gli imputati sono accusati di aver controllato le autorizzazioni per proseguire la produzione industriale, ignorando volutamente i rischi per l’ambiente, per la popolazione di Taranto e per gli stessi dipendenti. A Fabio Riva e a Lorenzo Liberti, un ex consulente della Procura di Taranto, gli inquirenti contestano anche una tangente di 10 mila euro volta a rilasciare una perizia contraria alla chiusura del polo siderurgico.

Secondo una perizia sanitaria in 13 anni le emissioni di diossina dell’Ilva hanno provocato la morte di 400 persone.  Il 17 maggio 2016 torneranno sul banco degli imputati anche la Riva Fire, la Riva Forni elettrici e l’Ilva spa, tre società controllate dal gruppo Riva. L’Ilva ha già avanzato una richiesta di patteggiamento, offrendosi di pagare un risarcimento di 2 miliardi di euro e una sanzione di 3 milioni di euro.

Bonelli denuncia: diossine Ilva ancora fuori controllo

Intanto il leader dei Verdi Angelo Bonelli chiede al ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti di intervenire immediatamente per riportare i livelli di diossina entro i limiti a Taranto. Gli ultimi dati registrati a Taranto rivelano infatti che le diossine hanno raggiunto valori allarmanti soprattutto nei pressi dell’Ilva.

I dati sulla presenza delle diossine aggiornati al periodo agosto 2013-febbraio 2015 sono preoccupanti e sconvolgenti in modo particolare a via Orsini nel quartiere Tamburi dove hanno raggiunto nei mesi analizzati (novembre 2014 e febbraio 2015) valori altissimi, raggiungendo oltre 790 pg I-WHO/mq giorno nel novembre 2014 e oltre 210 pg I-WHO/mq giorno nel febbraio 2015. Questi valori sono superiori a tutti i valori del periodo 2008-2011 sempre a Taranto, che avevano raggiunto un intervallo di diossine tra 0.57-45 pg WHO-TE.