Dopo il disastro di Lampedusa e la morte di più di 200 profughi diretti in Italia si è alzato un vero e proprio polverone che sta scuotendo gli animi di politici, semplici cittadini e uomini di Chiesa. La questione è delicata, ma come spesso accade nel nostro Paese, è necessario che si accendano i riflettori mediatici per accorgersi di un problema che, in realtà, affligge il Mediterraneo da più di 20 anni e che non si limita all’entrata di clandestini sul nostro territorio, ma alla loro morte durante i cosiddetti viaggi della speranza.

Quest’oggi @Iddio, uno degli utenti più seguiti su Twitter, facendo riferimento ad alcune dichiarazioni del Premier Letta, ha attirato la nostra attenzione con un cinguettio: “Letta: ‘A Lampedusa tragedia senza precedenti’. Enrì, di solito ne muoiono molti di più, ma in tanti punti diversi e senza copertura stampa“.

Mai parole, ahinoi, furono più vere: secondo l’Oim (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), infatti, oggi nel mondo almeno un miliardo di persone sono migranti: 220 milioni internazionali e solo 700 interni, ma non è tutto, negli ultimi 20 anni, infatti, è stato accertato che nelle acque del Mediterraneo sono morte ben 25mila persone, 2mila solo nel 2011 e 1.700 l’anno scorso (cifre che potrebbe essere inferiori a quelle reali, considerando la possibilità di naufragi fantasma di cui potrebbe non essere mai avuta notizia).

Numeri drammatici che fanno rabbrividire e confermano una realtà : il Mare nostrum è un cimitero, l’Italia e soprattutto il sud non possono essere lasciati soli. Ciò che è successo la mattina del 3 ottobre 2013, è la punta di un iceberg che non riguarda solo gli italiani: il meridione è la porta d’Italia, ma è anche la porta d’Europa.