Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha riferito alla Camera su quanto accaduto il 3 ottobre a Lampedusa. Sui fatti che hanno portato alla tragedia, Alfano ha sostanzialmente confermato quanto era già emerso. Intorno alle 4 del mattino, un’avaria al barcone lo ha bloccato a 0,6 miglia marine dalla costa; alcuni degli immigrati hanno acceso un fuoco, bruciando una coperta, per rendersi visibili ai soccorritori. Ma c’erano delle perdite di carburante, quindi è immediatamente scoppiato l’incendio. Nel panico susseguente, la maggior parte dei passeggeri si è spostata su un lato, provocando il rovesciamento e il rapido affondamento della barca. I morti accertati sono 111. Sono state salvate 155 persone. Altri morti, stimati in diverse decine, sono stati avvistati dai sommozzatori sotto il relitto. S’ipotizza che ce ne siano ancora altri nella stiva, dove di solito viaggiano i più poveri.

Nel suo intervento alla Camera, Alfano (foto by InfoPhoto) ha dichiarato: “Non vi è alcuna ragione per pensare e sperare che sia l’ultima volta. Negli ultimi anni è cambiata completamente l’idea della frontiera. La spinta ad uscire dal proprio Paese nasce dalla povertà, dall’assenza di benessere e democrazia. Bisogna ripartire politicamente dall’idea della frontiera“.

Il ministro ha proseguito: “Uno Stato che non protegge i propri confini, non può definirsi tale. Il punto è se l’Europa intende difendere i suoi confini disegnati dal trattato di Schengen. L’Europa deve scegliere se proteggere le proprie frontiere, quindi i propri cittadini ma anche chi arriva a quelle frontiere nelle mani dei mercanti di morte“.

Alfano ha inoltre spiegato che: “Delle regole burocratiche decise a Berlino assegnano all’Italia l’intero peso di questo controllo. Ma io, martedì in Lussemburgo, dirò con forza che gli aerei europei del programma Frontex devono vigilare e rafforzare la frontiera“.

Il vicepremier ha concluso annunciando che proporrà la candidatura di Lampedusa al premio Nobel per la pace.