La frontiera stavolta si passa in taxi. Non ci sono solo gli scafisti che trasportano centinaia di immigrati dalle coste africane a quelle africane ma anche “scafisti” che “accompagnano” i clandestini in Germania sulle quattro ruote. A compiere la tratta illegale decine di autisti italiani, fermati con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione illegale (foto by InfoPhoto). Arrivano principalmente dal Nord Italia, ma, almeno in un caso, anche da Roma. I primi provvedimenti sono scattati lo scorso anno ma il caso è venuto alla luce nelle ultime settimane con l’arresto del noleggiatore Alessio Tavecchio, 45 anni, di Pianezze (Vicenza) che trasportava 10 profughi siriani.

Se nessuno chiede il documento, cosa che succede sovente, il passaggio alla “dogana” va via liscio senza intoppi. Stessa sorte per un altro vicentino, Giancarlo Flaminio di 72 anni, e per due padovani Marco Santi (51) e Fabio Forin (30), bloccati a Rosenheim mentre viaggiavano con 25 siriani. Recente anche l’arresto di due noleggiatori bresciani “messi in cella completamente nudi e solo con l’aiuto del Consolato siamo riusciti a farli scarcerare – ha denunciato Mauro Ferri, presidente dell’Anitrav (Associazione nazionale imprese trasporto viaggiatori) – Questo trattamento è inaudito e completamente privo di senso”.

La notizia trova conferma al Consolato Italiano di Monaco di Baviera:Ci sono state varie decine di fermi, non tutti concentrarti in questo periodo ma diffusi negli ultimi mesi, a partire dall’anno scorso: si tratta di persone che, spesso in buona fede, hanno accettato di accompagnare in autovettura delle persone che non erano residenti in Italia e quindi non si potevano avvalere del sistema di Schengen. Non sempre c’e’ un’autorizzazione a procedere e quindi un’imputazione, ma spesso c’è. Ooccorre informare le persone perchè sappiano che è un reato accompagnare degli extracomunitari che non sono ancora residenti in Italia, come ad esempio dei rifugiati che abbiano richiesto il diritto d’asilo”.

Il Consolato sta facendo “un’indagine” su un fenomeno che riguarda “varie decine” di persone, verosimilmente attorno alle 50-60: “Non abbiamo notizia di organizzazioni che lo facciano come scopo industriale e c’e’ quindi una grande differenza con uno scafista: in quei casi si tratta quasi sempre di organizzazioni, qui stiamo parlando di singole persone”. Proprio dal ministro degli esteri bavarese era arrivato a fine agosto l’attacco al sistema italiano, accusato di non prendere dati personali o impronte perché “così gli stranieri possono chiedere asilo in un altro Paese” in barba alla normativa europea secondo cui la procedura per la richiesta d’asilo viene iniziata nel primo paese di arrivo.

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