La polizia di Stato e la Guardia di finanza hanno fermato 8 scafisti a Catania, dov’erano arrivati nella mattina di ieri insieme agli oltre 300 superstiti della traversata dalle coste libiche e alle 49 salme, sulla nave norvegese “Siem pilot”. Da un’indagine lampo da parte della polizia emerge che queste otto persone si sono rese direttamente responsabili di omicidio per aver segregato nella stiva dell’imbarcazione a colpi di bastonate e cinghiate le 49 vittime, morte poi per asfissia.

Gli aguzzini sono stati individuati in base alle testimonianze dei progughi sopravvissuti, tra i quali anche i familiari delle vittime. Le persone decedute nella stiva avevano pagato un prezzo inferiore accettando di viaggiare sotto coperta, in una sistemazione di fortuna già fatale in diverse altre occasioni. Tra gli otto arrestati a conclusione delle indagini coordinate dal procuratore di Catania, Patanè, è risultato anche un ragazzo siriano di 17 anni. Anche gli altri sette sono quasi tutti giovanissimi, poco piu’ che maggiorenni. Si tratta dei libici Tarek Jomaa Laamami, 19 anni, Mohamed Assayd, Alì Farah Ahmad, e Abd Arahman Abd Al Monssif, tutti di 18 anni e dei marocchini Ayooub Harboob, 20 anni, Mustapha Saaid, 23 anni e Isham Beddat, 30 anni. Devono rispondere delle accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di omicidio volontario plurimo.

Il marocchino Ayooub Harboob, secondo quanto emerso, fungeva da comandante, mentre gli altri si occupavano di mansioni logistiche come la distribuzione dell’acqua, la disposizione dei passeggeri e di mantenere l’ordine a bordo, dove il sovraffollamento causava costanti tensioni.
I sette fermati maggiorenni sono stati trasferiti nel carcere di Piazza Lanza a Catania, mentre il minorenne il 17enne siriano è stato affidato a un centro di prima accoglienza.

Come dichiarato da Patanè in conferenza stampa, “alcuni dei superstiti hanno indicato chi era il comandante dell’imbarcazione e i membri dell’equipaggio e soprattutto hanno detto chi erano le persone che impedivano a quei poveri disgraziati che erano nella stiva di uscire per respirare“. Dopodiché il procuratore ha precisato che il reato è stato contestato per il fatto che “molti hanno tentato di uscire per prendere aria ma sono stati respinti a colpi di cinghia ed altri oggetti e pedate in testa. Di conseguenza hanno cagionato la morte, verosimilmente per asfissia, di 49 persone, stipate nella stiva, dove arrivavano anche i gas di scarico dell’imbarcazione a motore“.