L’Europa resta spaccata sul tema dell’immigrazione, in un momento critico che richiederebbe un’azione comunitaria decisa e unitaria. A dividere gli Stati membri è soprattutto il sistema delle quote profughi obbligatorie, previsto nella nuova agenda europea per l’immigrazione.

Dopo il no della Gran Bretagna e di molti Paesi dell’Est Europa, nelle scorse ore anche la Francia ha espresso parere contrario alla redistribuzione dei migranti. Un sistema che smorzerebbe la pressione sui Paesi del Mediterraneo più esposti ai flussi migratori, come l’Italia e la Grecia, permettendo ai profughi di essere accolti con lo status di rifugiati anche in Paesi dell’UE diversi da quello in cui sono approdati.

Il premier francese Manuel Valls ieri ha affrontato il tema delle quote migranti con il presidente Hollande. Entrambi si sono detti contrari  alle nuove politiche di accoglienza comunitarie. Gli esperti affermano che la decisione è motivata da problemi politici interni, in una Francia sempre più influenzata dal Front National di Marine Le Pen e dalla destra Ump guidata da Nicolas Sarkozy. Entrambi gli schieramenti strumentalizzano le quote migranti, definite una follia, per aumentare il loro consenso. Probabilmente, dietro il no del governo francese, c’è la volontà di non perdere autorevolezza con gli elettori.

La Francia si è detta inamovibile:

Con il presidente della Repubblica, ha dichiarato Valls, abbiamo pensato che bisognava alzare molto la voce perché non ci fosse alcuna ambiguità. La questione delle quote è fonte di una grandissima confusione. Non bisognava lasciar passare la sensazione che avremmo accettato queste quote. Nel dibattito nazionale, bisogna essere chiari.

La Francia è già uno dei Paesi che ospita il maggior numero di migranti sul suo territorio. Valls spiega che la Francia non accoglierà altri profughi solo in virtù di un’imposizione, precisando che il diritto di asilo non può avere dei limiti.  A criticare le posizioni della Francia è intervenuta Federica Mogherini che ha invocato più coesione e solidarietà tra gli Stati membri:

Condividere la responsabilità di cosa facciamo delle persone che salviamo è parte integrante della strategia Ue per l’immigrazione, ha spiegato l’alto rappresentante dell’Ue per la politica estera. Mi aspetto che gli stati membri, gli stessi che hanno chiesto all’UE di agire velocemente e efficacemente, consentano all’Europa di essere efficace in questa azione in tutti i suoi aspetti: nell’operazione navale, nel salvataggio delle vite in mare e anche nella gestione delle vite che salviamo.

Il no della Francia mette l’Italia in una posizione difficile. Con i centri di accoglienza al collasso e i continui sbarchi, senza l’aiuto degli altri Stati membri, la situazione, già critica, potrebbe diventare insostenibile sia a livello sociale che sotto il profilo economico.