Anche gli stati Baltici del nord Europa stanno iniziando a prendere le prime misure d’emergenza riguarda alla crisi dell’immigrazione: stando infatti alle informazioni disponibili sarebbero iniziati i lavori per l’edificazione di barriere e muri lungo i confini orientali di Estonia, Lituania e Lettonia.

La paura dei governi locali è quella di un aumento dei richiedenti asili provenienti nel trio di Paesi attraversando la Russia e la Bielorussia: l’anno scorso la Finlandia e la Norvegia hanno dovuto affrontare 6mila richieste di profughi provenienti proprio da queste regioni.

A rendere allarmante la situazione per le nazioni c’è la progressiva chiusura dei maggiori valichi della cosiddetta rotta dei Balcani, che potrebbe trovare un surrogato in una potenziale rotta baltica.

La Lettonia e l’Estonia hanno già iniziato a costruire una barriera lungo il confine con la Russia, anche perché il sospetto nei confronti dei vicini è aumentato dai tempi dell’annessione della Crimea e dopo le accuse che hanno riguardato il caso del rapimento di un ufficiale di sicurezza estone lungo la linea di demarcazione tra le due regioni.

La Lituania ha poi dato il via a una serie di esercitazioni che hanno visto partecipare centinaia di membri della polizia, soldati e guardie impegnate al confine: il tutto avene come scopo la preparazione per eventuali arrivi spropositati di profughi. Parte di questi test comprende anche la verifica dei risultati raggiunti dalla Lettonia con la reintroduzione del controllo dei documenti d’identità in dogana.

L’Estonia invece sta istallando sistemi di sorveglianza come quelli già in uso in Lituania al confine con la Bielorussia per contrastare il fenomeno dell’immigrazione illegale e il contrabbando di merci.

Un membro del parlamento lettone facente parte della Commissione degli Affari Esteri, Ojars Eriks Kalnins, ha definito le misure prese come “spiacevoli”, ma non per questo meno “necessarie”, vista la situazione venuta a determinarsi in Europa.